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lunedì 13 luglio 2009

DIALOGO PER CONSEGUIRE AUTENTICA DEMOCRAZIA HONDURAS


CITTA' DEL VATICANO, 12 LUG. 2009 (VIS). Al termine della recita dell'Angelus, il Papa ha detto ai fedeli convenuti in Piazza San Pietro: "In questi giorni sto seguendo con viva preoccupazione gli avvenimenti dell'Honduras".

  "Vorrei oggi invitarvi a pregare" - ha proseguito il Pontefice - "per quel caro Paese affinché, per l'intercessione materna di Nostra Signora di Suyapa, i responsabili della Nazione e tutti i suoi abitanti percorrano pazientemente la via del dialogo, della comprensione reciproca e della riconciliazione".

  "Ciò è possibile se, superando le tendenze particolariste, ognuno si sforza di cercare la verità e di perseguire con tenacia il bene comune: è questa la condizione per assicurare una convivenza pacifica e un'autentica vita democratica!" - ha esclamato il Pontefice - "All'amato popolo honduregno assicuro la mia preghiera ed imparto una speciale Benedizione Apostolica".

  "Domani, a Dio piacendo" - ha ricordato ancora Benedetto XVI - "partirò per un breve periodo di riposo in montagna. Mi recherò in Valle d'Aosta, a Les Combes, località resa celebre dai soggiorni del mio amato predecessore Giovanni Paolo II e anche da me molto amata. Nel dare il mio 'arrivederci' a Piazza San Pietro e alla città di Roma, invito tutti ad accompagnarmi con la preghiera".

  "La preghiera" - ha assicurato il Papa - "non conosce distanze e separazioni: dovunque siamo, essa fa di noi un cuore solo e un'anima sola".

  "A proposito di partenze" - ha concluso il Santo Padre - "colgo l'occasione per ribadire ancora una volta il dovere per tutti della prudenza nella guida e del rispetto delle norme del codice stradale. Una buona vacanza inizia proprio da questo!".
ANG/HONDURAS:VACANZE/...                                   VIS 20090713 (270)

lunedì 16 marzo 2009

MINISTERO EPISCOPALE AL SERVIZIO UNITÀ CORPO MISTICO

CITTA' DEL VATICANO, 14 MAR. 2009 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto oggi il primo gruppo di Presuli della Conferenza Episcopale di Argentina, al termine della quinquennale Visita "ad Limina Apstolorum". Visita, ha detto il Papa, che rappresenta "un momento significativo nella vita di tutti coloro ai quali è stata affidata la guida pastorale di una parte del Popolo di Dio, poiché in essa dimostrano e rafforzano la loro comunione con il Romano Pontefice".

  "Il ministero episcopale" - ha proseguito il Pontefice - "è al servizio dell'unità e della comunione di tutto il Corpo mistico di Cristo" e "il Vescovo che è il principio e il fondamento visibile dell'unità nella sua Chiesa particolare, è chiamato a promuovere e difendere l'integrità della fede e la disciplina comune di tutta la Chiesa insegnando ai fedeli ad amare i propri fratelli".

  Il Santo Padre ha espresso ai Vescovi argentini il riconoscimento per "la ferma volontà di mantenere e consolidare l'unità" nella Conferenza episcopale e nelle comunità diocesane. "Grazie a questa collegialità affettiva ed effettiva" - ha sottolineato il Pontefice - "nessun Vescovo è solo, perché è sempre e strettamente unito a Cristo, Buon Pastore, anche, in virtù della sua Ordinazione episcopale e della comunione gerarchica, ai suoi fratelli nell'episcopato e a colui che il Signore ha scelto come Successore di Pietro".

  Nel sottolineare che questo spirito di comunione "ha un ambito privilegiato di applicazione nei rapporti del Vescovo con i suoi sacerdoti", Benedetto XVI ha invitato i Presuli "a potenziare la carità e la prudenza" allo scopo di "correggere insegnamenti, atteggiamenti e comportamenti che disonorano lo stato sacerdotale" dei loro più stretti collaboratori e che "possono inoltre pregiudicare e confondere la fede e la vita cristiana dei fedeli".

  "Il ruolo fondamentale svolto dai presbiteri" - ha detto ancora il Pontefice- "comporta un grande sforzo per promuovere le vocazioni sacerdotali. A tale rispetto sarebbe opportuno proporre una pastorale matrimoniale e familiare più incisiva, che tenga conto della dimensione vocazionale del cristiano, di una pastorale giovanile più coraggiosa, che aiuti i giovani a rispondere con generosità alla chiamata di Dio".

  "Anche i fedeli, in virtù del loro battesimo" - ha concluso il Santo Padre - "sono chiamati a cooperare nell'edificazione del Corpo di Cristo, per cui devono sperimentare Gesù Cristo e il mistero del suo amore in modo più vivo. Il rapporto permanente con il Signore mediante un'intensa vita di preghiera ed una adeguata formazione spirituale e dottrinale aumenterà in tutti i cristiani la gioia di credere e celebrare la fede e la gioia di appartenere alla Chiesa, incoraggiando così a partecipare attivamente alla missione di proclamare la Buona Novella a tutti gli uomini".
AL/.../ARGENTINA                                           VIS 20090316 (440)


mercoledì 11 marzo 2009

SAN BONIFACIO: CENTRALITÀ PAROLA DI DIO, UNIONE CON IL PAPA


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAR. 2009 (VIS). Nell'udienza Generale di oggi, tenutasi in Piazza San Pietro, il Papa si è soffermato sulla figura di un grande missionario dell'VIII secolo, San Bonifacio, "passato alla storia come l''apostolo dei Germani'.

  "Possediamo non poche notizie sulla sua vita grazie alla diligenza dei suoi biografi" - ha ricordato il Santo Padre - "nacque da una famiglia anglosassone nel Wessex (Gran Bretagna), attorno al 675 e fu battezzato col nome di Winfrido. Entrò molto giovane in monastero, attratto dall'ideale monastico. (...) Ordinato sacerdote all'età di circa trent'anni, si sentì chiamato all'apostolato tra i pagani del continente".

  "Nel 716 Winfrido con alcuni compagni si recò in Frisia (l'odierna Olanda), ma si scontrò con l'opposizione del capo locale e il tentativo di evangelizzazione fallì. Tornato in patria, non si perse d'animo, e due anni dopo si recò a Roma per parlare col Papa Gregorio II ed averne direttive. Il Papa, (...) dopo avergli imposto il nuovo nome di Bonifacio, gli affidò con lettere ufficiali la missione di predicare il Vangelo fra i popoli della Germania".

  "Con la sua attività instancabile, con le sue doti organizzative, con il suo carattere duttile e amabile, Bonifacio ottenne grandi risultati. Il Papa allora dichiarò che voleva imporgli la dignità episcopale (...) Bonifacio, il quale riprese poi le sue fatiche apostoliche nei territori a lui affidati (...) con grande prudenza restaurò la disciplina ecclesiastica, indisse vari sinodi per garantire l'autorità dei sacri canoni, rafforzò la necessaria comunione col Romano Pontefice".

  "Il grande Vescovo, (...) non mancò di favorire la fondazione di vari monasteri, maschili e femminili, perché fossero come un faro per l'irradiazione della fede e della cultura umana e cristiana nel territorio".

    "Vicino agli 80 (anni)- si preparò ad una nuova missione evangelizzatrice: con una cinquantina di monaci fece ritorno in Frisia dove aveva iniziato la sua opera. (...) Mentre stava iniziando la celebrazione della Messa a Dokkum (nell'odierna Olanda settentrionale), il 5 giugno del 754 fu assalito da una banda di pagani. Egli, fattosi avanti con fronte serena, 'vietò ai suoi di combattere dicendo: 'Cessate, figliuoli, dai combattimenti, abbandonate la guerra, poiché la testimonianza della Scrittura ci ammonisce di non rendere male per male, ma bene per male".

  "A distanza di secoli" - si è domandato il Pontefice - "quale messaggio possiamo noi raccogliere dall'insegnamento e dalla prodigiosa attività di questo grande missionario e martire? Una prima evidenza si impone a chi accosta Bonifacio: la centralità della Parola di Dio, (...) Parola che egli visse, predicò e testimoniò fino al dono supremo di sé nel martirio. (...) La seconda evidenza, (...) che emerge dalla vita di Bonifacio è la sua fedele comunione con la Sede Apostolica (...), egli sempre conservò tale comunione come regola della sua missione e la lasciò quasi come suo testamento".

  "Frutto di questo impegno" - ha ricordato il Santo Padre - "fu il saldo spirito di coesione intorno al Successore di Pietro che Bonifacio trasmise alle Chiese del suo territorio di missione, congiungendo con Roma l'Inghilterra, la Germania, la Francia e contribuendo così in misura determinante a porre quelle radici cristiane dell'Europa che avrebbero prodotto fecondi frutti nei secoli successivi".

  "Per una terza caratteristica Bonifacio si raccomanda alla nostra attenzione" - ha proseguito il Pontefice - "egli promosse l'incontro tra la cultura romano-cristiana e la cultura germanica. (...) Trasmettendo l'antico patrimonio di valori cristiani, egli innestò nelle popolazioni germaniche un nuovo stile di vita più umano, grazie al quale venivano meglio rispettati i diritti inalienabili della persona".

  "La testimonianza coraggiosa di Bonifacio" -ha sottolineato il Papa - "è un invito per tutti noi ad accogliere nella nostra vita la parola di Dio come punto di riferimento essenziale, ad amare appassionatamente la Chiesa, a sentirci corresponsabili del suo futuro, a cercarne l'unità attorno al Successore di Pietro. Allo stesso tempo, egli ci ricorda che il cristianesimo, favorendo la diffusione della cultura, promuove il progresso dell'uomo. Sta a noi, ora, essere all'altezza di un così prestigioso patrimonio e farlo fruttificare a vantaggio delle generazioni che verranno".

  Il Papa ha concluso la catechesi affermando: "Paragonando questa sua fede ardente, questo zelo per il Vangelo alla nostra fede così spesso tiepida e burocratizzata, vediamo cosa dobbiamo fare e come rinnovare la nostra fede, per dare in dono al nostro tempo la perla preziosa del Vangelo".
AG/SAN BONIFACIO/...                               VIS 20090311 (720)


SAN BONIFACIO: CENTRALITÀ PAROLA DI DIO, UNIONE CON IL PAPA


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAR. 2009 (VIS). Nell'udienza Generale di oggi, tenutasi in Piazza San Pietro, il Papa si è soffermato sulla figura di un grande missionario dell'VIII secolo, San Bonifacio, "passato alla storia come l''apostolo dei Germani'.

  "Possediamo non poche notizie sulla sua vita grazie alla diligenza dei suoi biografi" - ha ricordato il Santo Padre - "nacque da una famiglia anglosassone nel Wessex (Gran Bretagna), attorno al 675 e fu battezzato col nome di Winfrido. Entrò molto giovane in monastero, attratto dall'ideale monastico. (...) Ordinato sacerdote all'età di circa trent'anni, si sentì chiamato all'apostolato tra i pagani del continente".

  "Nel 716 Winfrido con alcuni compagni si recò in Frisia (l'odierna Olanda), ma si scontrò con l'opposizione del capo locale e il tentativo di evangelizzazione fallì. Tornato in patria, non si perse d'animo, e due anni dopo si recò a Roma per parlare col Papa Gregorio II ed averne direttive. Il Papa, (...) dopo avergli imposto il nuovo nome di Bonifacio, gli affidò con lettere ufficiali la missione di predicare il Vangelo fra i popoli della Germania".

  "Con la sua attività instancabile, con le sue doti organizzative, con il suo carattere duttile e amabile, Bonifacio ottenne grandi risultati. Il Papa allora dichiarò che voleva imporgli la dignità episcopale (...) Bonifacio, il quale riprese poi le sue fatiche apostoliche nei territori a lui affidati (...) con grande prudenza restaurò la disciplina ecclesiastica, indisse vari sinodi per garantire l'autorità dei sacri canoni, rafforzò la necessaria comunione col Romano Pontefice".

  "Il grande Vescovo, (...) non mancò di favorire la fondazione di vari monasteri, maschili e femminili, perché fossero come un faro per l'irradiazione della fede e della cultura umana e cristiana nel territorio".

    "Vicino agli 80 (anni)- si preparò ad una nuova missione evangelizzatrice: con una cinquantina di monaci fece ritorno in Frisia dove aveva iniziato la sua opera. (...) Mentre stava iniziando la celebrazione della Messa a Dokkum (nell'odierna Olanda settentrionale), il 5 giugno del 754 fu assalito da una banda di pagani. Egli, fattosi avanti con fronte serena, 'vietò ai suoi di combattere dicendo: 'Cessate, figliuoli, dai combattimenti, abbandonate la guerra, poiché la testimonianza della Scrittura ci ammonisce di non rendere male per male, ma bene per male".

  "A distanza di secoli" - si è domandato il Pontefice - "quale messaggio possiamo noi raccogliere dall'insegnamento e dalla prodigiosa attività di questo grande missionario e martire? Una prima evidenza si impone a chi accosta Bonifacio: la centralità della Parola di Dio, (...) Parola che egli visse, predicò e testimoniò fino al dono supremo di sé nel martirio. (...) La seconda evidenza, (...) che emerge dalla vita di Bonifacio è la sua fedele comunione con la Sede Apostolica (...), egli sempre conservò tale comunione come regola della sua missione e la lasciò quasi come suo testamento".

  "Frutto di questo impegno" - ha ricordato il Santo Padre - "fu il saldo spirito di coesione intorno al Successore di Pietro che Bonifacio trasmise alle Chiese del suo territorio di missione, congiungendo con Roma l'Inghilterra, la Germania, la Francia e contribuendo così in misura determinante a porre quelle radici cristiane dell'Europa che avrebbero prodotto fecondi frutti nei secoli successivi".

  "Per una terza caratteristica Bonifacio si raccomanda alla nostra attenzione" - ha proseguito il Pontefice - "egli promosse l'incontro tra la cultura romano-cristiana e la cultura germanica. (...) Trasmettendo l'antico patrimonio di valori cristiani, egli innestò nelle popolazioni germaniche un nuovo stile di vita più umano, grazie al quale venivano meglio rispettati i diritti inalienabili della persona".

  "La testimonianza coraggiosa di Bonifacio" -ha sottolineato il Papa - "è un invito per tutti noi ad accogliere nella nostra vita la parola di Dio come punto di riferimento essenziale, ad amare appassionatamente la Chiesa, a sentirci corresponsabili del suo futuro, a cercarne l'unità attorno al Successore di Pietro. Allo stesso tempo, egli ci ricorda che il cristianesimo, favorendo la diffusione della cultura, promuove il progresso dell'uomo. Sta a noi, ora, essere all'altezza di un così prestigioso patrimonio e farlo fruttificare a vantaggio delle generazioni che verranno".

  Il Papa ha concluso la catechesi affermando: "Paragonando questa sua fede ardente, questo zelo per il Vangelo alla nostra fede così spesso tiepida e burocratizzata, vediamo cosa dobbiamo fare e come rinnovare la nostra fede, per dare in dono al nostro tempo la perla preziosa del Vangelo".
AG/SAN BONIFACIO/...                               VIS 20090311 (720)


giovedì 9 ottobre 2008

QUINTA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 8 OTT. 2008 (VIS). Alle 16:30 di oggi pomeriggio si è svolta la Quinta Congregazione Generale, in presenza del Santo Padre. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Odilo Pedro Scherer, Arcivescovo di São Paulo (Brasile).

  Riportiamo di seguito alcuni estratti degli interventi dei Padri Sinodali tenuti nell'Aula del Sinodo:

ARCIVESCOVO DONALD WILLIAM WUERL, DI WASHINGTON (STATI UNITI D'AMERICA). "La liturgia è, al contempo, un atto di culto e un momento di pedagogia. Il ciclo triennale del Lezionario, nella sua presentazione delle Scritture, ci offre la straordinaria opportunità di ricollegarci al Catechismo della Chiesa Cattolica, ricco di un bagaglio di meditazione biblica di duemila anni. Entrambi, il Lezionario e il Catechismo della Chiesa Cattolica, dovrebbero essere considerati in correlazione.  Il compito è aiutare i nostri fedeli a comprendere che essi sono parte della Chiesa, una comunità visibile che è anche comunione spirituale. L'omelia liturgica rappresenta la migliore opportunità per i nostri fedeli di incontrare la persona viva di Cristo nell'ambito di un autentico contesto ecclesiale e comunitario. (...) La comprensione del contesto ecclesiale della rivelazione di Dio aiuta coloro che ascoltano la parola di Dio non solo a riaffermare il significato della Parola, ma anche la fedeltà e l'adesione al corpo di Cristo, la Chiesa".

ARCIVESCOVO TOMASH PETA, DI MARIA SANTISSIMA IN ASTANA, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE (KAZAKISTAN). "Nel Documento di lavoro del nostro Sinodo, parte prima, capitolo III, c'è un bellissimo testo dedicato alla Beata Vergine Maria: 'Maria modello di accoglienza della Parola per il credente'. (...) Il Documento di lavoro sottolinea che il Santo Rosario è una 'forma semplice e universale di ascolto orante della Parola'. Sono convinto che sia importante, per il tempo in cui viviamo, ricordare e promuovere questa forma di preghiera, perché è la via per giungere a Maria, lei, che ha compreso e si è unita alla Parola di Dio più di ogni altro. Nel nostro paese, il Kazakistan, in Asia centrale, una quantità innumerevole di cattolici, deportati in questa regione, non hanno avuto per decenni la possibilità di accostarsi a sacerdoti, chiese, Bibbie o sacramenti (eccetto il battesimo dei figli, che amministravano da soli), ma avevano il Rosario. Ed è proprio grazie alla preghiera del Santo Rosario che sono riusciti a conservare la fede, la comprensione delle verità fondamentali della religione cattolica, la propria dignità umana e la speranza di tempi migliori".

VESCOVO EDUARDO PORFIRIO PATIÑO LEAL, DI CÓRDOBA (MESSICO). "Oggi assume una particolare importanza aiutare a comprendere la giusta relazione tra Rivelazione pubblica e costitutiva del Credo cristiano e le rivelazioni private, sceverando la pertinenza di queste alla fede genuina (Lineamenta 8). (...) Il numero 7 dell''Instrumentum Laboris' constata che spesso l'attuale esperienza religiosa è 'più emotiva che convinta, a causa della scarsa conoscenza della dottrina': si tende piuttosto verso la soggettività e il piacere di crearsi una religione a misura di ciascuno. Le persone semplici e di buona volontà sono attratte da presunte manifestazioni, ma, talvolta, si trasformano in gruppi religiosi isolati all'interno della Chiesa Cattolica, che diffondono devozioni e orientamenti spirituali la cui origine risale a 'messaggi e rivelazioni privati', i quali devono essere valutati con prudenza e comunque devono dare impulso alla Rivelazione pubblica integrale nella Tradizione viva della Chiesa. Si propone dunque di riaffermare la dottrina della 'Dei Verbum' 4 e del 'Catechismo della Chiesa Cattolica' 66-67, nonché di ribadire ai pastori la raccomandazione di incanalare opportunamente queste esperienze religiose, mediante criteri attualizzati secondo l'ambiente di mobilità e globalizzazione in cui viviamo".

CARDINALE ZENON GROCHOLEWSKI, PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER L'EDUCAZIONE CATTOLICA (CITTÀ DEL VATICANO). "Oggi si moltiplicano gli istituti di studio soprattutto per i laici e le persone consacrate, ma nello stesso tempo sembra aumentare anche l'ignoranza religiosa. Una ricerca recente, commissionata dalla Federazione Biblica Cattolica in 10 Paesi europei, ha dimostrato una incredibile ignoranza dei fedeli relativamente alle nozioni elementari riguardanti la Bibbia, come: 'I Vangeli sono parte della Bibbia?', 'Gesù ha scritto libri della Bibbia?', 'Chi tra Mosè Paolo era un personaggio dell' Antico Testamento?', ecc. Tale ignoranza è un terreno fertile per le sette. (...) Fatichiamo tanto, ma forse non distribuiamo ragionevolmente le forze nelle diverse forme e gradi di insegnamento. (...) Sarebbero da favorire e diffondere appropriati corsi di scienze sacre senza fornire titoli accademici, in quanto più facilmente accessibili ad un pubblico più vasto. (...) Si deve attribuire importanza alle verità fondamentali della fede, ricollegate alla Parola di Dio, perché esse determinano la nostra vita cristiana, il nostro rapporto con il Signore, la nostra gioia cristiana".

VESCOVO OSCAR MARIO BROWN JIMÉNEZ, DI SANTIAGO DE VERAGUAS (PANAMÁ). "Nel numero 35 dell''Instrumentum Laboris' si afferma che questo Sinodo, su 'La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa', è in rapporto di continuità con il precedente su 'L'Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa'. Nell'Esortazione Apostolica 'Sacramentum Caritatis', frutto di quel Sinodo, ci viene vivamente raccomandato di mettere in risalto l'unità intrinseca del rito della Santa Messa. Non si devono giustapporre le due parti del rito, la liturgia della Parola e la liturgia dell'Eucaristia, come se fossero interdipendenti l'una dall'altra, poiché entrambe sono unite intimamente fra loro e formano un unico atto di culto. (...) Nella liturgia della Parola, come in quella eucaristica, nella Messa, il Signore della Pasqua è presente realmente, in un dialogo in cui Dio prende l'iniziativa di rivolgersi all'uomo con la sua Parola e questi gli risponde con fede, obbedienza e conversione. Questa presenza è latente nell'Antico Testamento ed è patente nel Nuovo".

VESCOVO PETER LIU CHENG-CHUNG, VESCOVO DI KAOSHIUNG (CINA). "La domanda è: come rendere il kerygma e la proclamazione della parola viva di Dio più accessibili ai fedeli? Come può questo kerygma - questo incontro con la Parola di Dio - essere un dialogo autentico tra Cristo stesso e i fedeli? La risposta sta nel riconoscere lo Spirito Santo in questa proclamazione della parola vivente di Dio. È lo Spirito Santo che conferisce a ogni cattolico battezzato doni e carismi, che a loro volta sono contributi alla Chiesa locale. I Vescovi e i Parroci sono chiamati a cercare di essere aperti a queste realtà nella comunità locale dei fedeli. Ed è in queste piccole comunità a livello parrocchiale che la Parola proclamata può diventare entità vivente. A poco a poco, i fedeli di queste comunità possono pregare insieme la Liturgia delle Ore e tenere celebrazioni comunitarie del Sacramento della Penitenza (con confessioni individuali)".
SE/QUINTA CONGREGAZIONE/...                     VIS 20081009 (1090)


martedì 16 settembre 2008

EDIFICARE MONDO DI SOLIDARIETÀ, LIBERTÀ E PACE

CITTA' DEL VATICANO, 16 SET. 2008 (VIS). Il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha inviato, a nome del Santo Padre, un Messaggio ai partecipanti all'Incontro di preghiera in occasione dell'apertura della LXIII sessione dell'Assemblea Generale dell'O.N.U.

  Il Santo Padre "si unisce ai membri della comunità diplomatica" - si legge nel Messaggio - "e agli officiali delle Nazioni Unite presenti, nell'implorare da Dio Onnipotente la guida e la fortezza necessarie per portare a compimento gli urgenti compiti che attendono le Nazioni Unite nei prossimi mesi, fra i quali la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del millennio, il programma NEPAD (Nuovo Sviluppo dell'Africa) ed altre iniziative volte a garantire che tutta la famiglia umana condivida i vantaggi della globalizzazione".

  "Ricordando con gratitudine la Visita all'Assemblea Generale dell'O.N.U., nell'aprile scorso, in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, il Santo Padre rinnova l'appello ai responsabili internazionali affinché si riapproprino della elevata visione morale e dei principi trascendenti di giustizia incarnati nei documenti fondativi delle Nazioni Unite".

  "Con questi sentimenti, il Santo Padre invoca su tutti i presenti l'abbondanza delle benedizioni divine, confidando che questi momenti di riflessione e di preghiera li riconfermeranno nel loro impegno di promuovere la dignità di ogni persona umana e di edificare un mondo di sempre maggiore solidarietà, libertà e pace".
MESS/.../ASSEMBLEA O.N.U.                           VIS 20080916 (220)


domenica 20 luglio 2008

MADRID SEDE GIORNATA MONDIALE GIOVENTÙ 2011

CITTA' DEL VATICANO, 20 LUG. 2008 (VIS). Alla recita dell'Angelus Domini che ha seguito la celebrazione della Santa Messa, Papa Benedetto XVI ha proposto ai giovani una riflessione sulla Vergine Maria "giovane donna in colloquio con l'angelo che la invita, a nome di Dio, ad una particolare donazione di se stessa, della propria vita, del proprio futuro di donna e di madre".

    "Possiamo immaginare come Maria dovette sentirsi in quel momento: piena di trepidazione, completamente sopraffatta dalla prospettiva che le era posta dinanzi. L'angelo comprese la sua ansia e immediatamente cercò di rassicurarla: 'Non temere, Maria... Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo' (Lc 1, 30, 35). Fu lo Spirito a darle la forza e il coraggio di rispondere alla chiamata del Signore. (...) ad aiutarla a comprendere il grande mistero che stava per compiersi per mezzo di lei".

  "Questa scena costituisce forse il momento cardine nella storia del rapporto di Dio con il suo popolo. Nell'Antico Testamento, Dio si era rivelato in modo parziale e in modo graduale, come tutti noi facciamo nei nostri rapporti personali. (...) L'Alleanza con Israele fu come un periodo di corteggiamento, un lungo fidanzamento. Venne quindi il momento definitivo, il momento del matrimonio, la realizzazione di una nuova ed eterna alleanza. In quel momento Maria, davanti al Signore, rappresentava tutta l'umanità. Nel messaggio dell'angelo, era Dio ad avanzare una proposta di matrimonio con l'umanità. E a nome nostro, Maria disse di sì".

  "Nelle fiabe, i racconti terminano qui, e tutti 'da quel momento vivono felici e contenti'. Nella vita reale non è così facile. Molte furono le difficoltà con cui Maria dovette cimentarsi nell'affrontare le conseguenze di quel 'sì' detto al Signore. Simeone profetizzò che una spada le avrebbe trafitto il cuore. Quando Gesù ebbe dodici anni, ella sperimentò i peggiori incubi che ogni genitore può provare, quando, per tre giorni, dovette affrontare lo smarrimento del Figlio. E dopo l'attività pubblica di Gesù, ella soffrì l'agonia di essere presente alla sua crocifissione e morte. Attraverso le varie prove ella rimase sempre fedele alla sua promessa, sostenuta dallo Spirito di fortezza. E ne fu ricompensata con la gloria".

  "Cari giovani, anche noi dobbiamo rimanere fedeli al 'sì' con cui abbiamo accolto l'offerta di amicizia da parte del Signore. Sappiamo che Egli non ci abbandonerà mai. Sappiamo che Egli ci sosterrà sempre con i doni dello Spirito. Maria accolse la 'proposta' del Signore a nome nostro. Ed allora, volgiamoci a lei e chiediamole di guidarci nelle difficoltà per rimanere fedeli a quella relazione vitale che Dio ha stabilito con ciascuno di noi".
 
  Al termine della recita dell'Angelus, il Santo Padre ha salutato in lingua italiana, francese, tedesca, spagnola e portoghese i giovani provenienti da diversi paesi che gremivano l'Ippodromo ed ha preso congedo rivolgendo loro queste parole: "È ora giunto il momento di dirci addio, o piuttosto, 'arrivederci'! Vi ringrazio tutti per aver partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù 2008, qui a Sydney, e spero di rivedervi fra tre anni. La Giornata Mondiale della Gioventù 2011 si svolgerà a Madrid, in Spagna. Fino a quel momento, preghiamo gli uni per gli altri, e rendiamo davanti al mondo la nostra gioiosa testimonianza a Cristo. Dio vi benedica tutti".
PV-AUSTRALIA/ANGELUS/SYDNEY                       VIS 20080720 (550)


sabato 19 luglio 2008

TRASFORMATE LA VOSTRA VITA ACCOGLIENDO SPIRITO SANTO


CITTA' DEL VATICANO, 19 LUG. 2008 (VIS). Poco prima delle 19:00 il Santo Padre è giunto all'Ippodromo di Randwick, il più importante di tutta l'Australia, per la celebrazione della Veglia con i giovani della Giornata Mondiale della Gioventù. L'ippodromo che può accogliere 300.000 persone, ha ospitato grandi eventi quali la Visita di Papa Paolo VI nel 1970, di Giovanni Paolo II ne 1986 e nel 1995 in occasione della Beatificazione di Suor Mary MacKillop.

  La Veglia ha avuto inizio con l'Ippodromo al buio. La luce è apparsa sul podio portata dai ballerini che mimavano l'apertura allo Spirito Santo. La Croce e l'Icona della GMG sono state portate sul podio in attesa del Papa che è entrato accompagnato da 12 pellegrini, mentre l'Assemblea cantava l'inno "Nostra Signora della Croce del Sud".

  Una donna indigena ha acceso le lampade dei 12 pellegrini che a loro volta hanno acceso quelle dell'Assemblea e quelle dei Vescovi. Infine 7 giovani hanno presentato la loro testimonianza ed hanno invocato lo Spirito Santo per l'intercessione dei Patroni della GMG.

  "Questa sera fissiamo la nostra attenzione sul 'come' diventare testimoni" - ha detto Benedetto XVI - "Voi già sapete che la nostra testimonianza cristiana è offerta ad un mondo che per molti aspetti è fragile. L'unità della creazione di Dio è indebolita da ferite che vanno in profondità, quando le relazioni sociali si rompono o quando lo spirito umano è quasi completamente schiacciato dallo sfruttamento e dall'abuso delle persone. Di fatto, la società contemporanea subisce un processo di frammentazione a causa di un modo di pensare che è per sua natura di corta visione, perché trascura l'intero orizzonte della verità - della verità riguardo a Dio e riguardo a noi. Per sua natura il relativismo non riesce a vedere l'intero quadro. Ignora quegli stessi principi che ci rendono capaci di vivere e di crescere nell'unità, nell'ordine e nell'armonia".

  "L'unità e la riconciliazione non possono essere raggiunte con i nostri sforzi soltanto. Dio ci ha fatto l'uno per l'altro (cfr Gn 2,24) e soltanto in Dio e nella sua Chiesa possiamo trovare quell'unità che cerchiamo. Eppure, a fronte delle imperfezioni e delle delusioni, individuali e istituzionali, noi siamo tentati a volte di costruire artificialmente una comunità 'perfetta'. Non si tratta di una tentazione nuova. La storia della Chiesa contiene molti esempi di tentativi di aggirare o scavalcare le debolezze ed i fallimenti umani per creare un'unità perfetta, un'utopia spirituale".

  "Tali tentativi di costruire l'unità in realtà la minano!" - ha esclamato ancora il Papa - "Separare lo Spirito Santo dal Cristo presente nella struttura istituzionale della Chiesa comprometterebbe l'unità della comunità cristiana, che è precisamente  dono dello Spirito!. (...) Purtroppo la tentazione di 'andare avanti da soli' persiste. Alcuni parlano della loro comunità locale come di un qualcosa di separato dalla cosiddetta Chiesa istituzionale, descrivendo la prima come flessibile ed aperta allo Spirito, e la seconda come rigida e priva dello Spirito".

  "L'unità appartiene all'essenza della Chiesa" - ha esclamato il Santo Padre - "è un dono che dobbiamo riconoscere e aver caro. Questa sera preghiamo per il nostro proposito di coltivare l'unità: di contribuire ad essa! di resistere ad ogni tentazione di andarcene via! Poiché è esattamente l'ampiezza, la vasta visione della nostra fede - solida ed insieme aperta, consistente e insieme dinamica, vera e tuttavia sempre protesa ad una conoscenza più profonda - che possiamo offrire al nostro mondo".

  "Cari giovani (...) Sappiate ascoltare!" - ha esortato Benedetto XVI - "Attraverso le dissonanze e le divisioni del mondo, potete voi udire la voce concorde dell'umanità? (...) dalle profondità del vostro cuore, emerge il medesimo grido umano che anela ad un riconoscimento, ad un'appartenenza, all'unità. Chi soddisfa questo desiderio umano essenziale ad essere uno, ad essere immerso nella comunione, ad essere edificato, ad essere guidato alla verità? Lo Spirito Santo! Questo è il suo ruolo: portare a compimento l'opera di Cristo. Arricchiti dei doni dello Spirito, voi avrete la forza di andare oltre le visioni parziali, la vuota utopia, la precarietà fugace, per offrire la coerenza e la certezza della testimonianza cristiana!".

  "Lo Spirito Santo è stato in vari modi la Persona dimenticata della Santissima Trinità. Una chiara comprensione di lui sembra quasi fuori della nostra portata"  ha affermato il Pontefice e, citando Sant'Agostino, ha ricordato le tre grandi intuizioni del Vescovo di Ippona sullo Spirito Santo che ne aiutano la comprensione 'come vincolo di unità all'interno della Santissima Trinità: unità come comunione, unità come amore durevole, unità come donante e dono'.

  Sant'Agostino, ha spiegato ancora il Papa,  "annota che le due parole 'Spirito' e 'Santo' si riferiscono a ciò che appartiene alla natura divina; in altre parole, a ciò che è condiviso dal Padre e dal Figlio, alla loro 'comunione'. Per cui, se la caratteristica propria dello Spirito è di essere ciò che è 'condiviso' dal Padre e dal Figlio, Agostino ne conclude che la qualità peculiare dello Spirito è l'unità'".

  "Una vera unità non può mai essere fondata su relazioni che neghino l'uguale dignità delle altre persone. E neppure l'unità è semplicemente la somma totale dei gruppi mediante i quali noi a volte cerchiamo di 'definire' noi stessi. Di fatto, solo nella vita di comunione l'unità si sostiene e l'identità umana si realizza appieno: riconosciamo il comune bisogno di Dio, rispondiamo all'unificante presenza dello Spirito Santo e ci doniamo vicendevolmente nel servizio degli uni agli altri".

  "L'amore è il segno della presenza dello Spirito Santo!" - ha commentato il Papa - "Le idee o le parole che mancano di amore - anche se appaiono sofisticate o sagaci - non possono essere 'dello Spirito'. Di più: l'amore ha un tratto particolare; lungi dall'essere indulgente o volubile, ha un compito o un fine da adempiere: quello di permanere. Per sua natura l'amore è durevole. Ancora una volta, cari amici, possiamo gettare un ulteriore colpo d'occhio su quanto lo Spirito Santo offre al mondo: amore che dissolve l'incertezza; amore che supera la paura del tradimento; amore che porta in sé l'eternità; il vero amore che ci introduce in una unità che permane!".

  "Lo Spirito Santo è Dio che eternamente si dona" - ha detto ancora Benedetto XVI riferendosi al terzo dono dello Spirito - "al pari di una sorgente perenne, egli offre niente di meno che se stesso. Osservando questo dono incessante, giungiamo a vedere i limiti di tutto ciò che perisce, la follia di una mentalità consumistica. In particolare, cominciamo a comprendere perché la ricerca di novità ci lascia insoddisfatti e desiderosi di qualcos'altro. Non stiamo noi forse ricercando un dono eterno? La sorgente che mai si esaurirà?".

  "Carissimi giovani, abbiamo visto che è lo Spirito Santo a realizzare la meravigliosa comunione dei credenti in Cristo Gesù. Fedele alla sua natura di datore e insieme di dono, egli è ora all'opera mediante voi. Ispirati dalle intuizioni di Sant'Agostino, fate sì che 'l'amore unificante' sia la vostra misura; 'l'amore durevole' sia la vostra sfida; 'l'amore che si dona' la vostra missione!".

  "Invochiamo lo Spirito Santo: è lui l'artefice delle opere di Dio" - ha concluso il Pontefice - "Lasciate che i suoi doni vi plasmino! Come la Chiesa compie lo stesso viaggio con l'intera umanità, così anche voi siete chiamati ad esercitare i doni dello Spirito tra gli alti e i bassi della vita quotidiana. Fate sì che la vostra fede maturi attraverso i vostri studi, il lavoro, lo sport, la musica, l'arte. Fate in modo che sia sostenuta mediante la preghiera e nutrita mediante i Sacramenti (...). Alla fine, la vita non è semplicemente accumulare, ed è ben più che avere successo. Essere veramente vivi è essere trasformati dal di dentro, essere aperti alla forza dell'amore di Dio. Accogliendo la potenza dello Spirito Santo, anche voi potete trasformare le vostre famiglie, le comunità, le nazioni. Liberate questi doni! Fate sì che sapienza, intelletto, fortezza, scienza e pietà siano i segni della vostra grandezza!".

  Al termine del discorso, sono stati presentati al Pontefice i 24 candidati alla Cresima ai quali Benedetto XVI amministrerà domani il Sacramento della Confermazione. La Veglia dei giovani proseguirà tutta la notte con l'Adorazione Eucaristica, alternata a momenti di silenzio in preparazione alla Santa Messa di domenica mattina.
PV-AUSTRALIA/VEGLIA:GIOVANI/SYDNEY                      VIS  20080719 (1350)


venerdì 18 luglio 2008

IMPEGNARSI TRASMETTERE GIOVANI VALORI RELIGIOSI

CITTA' DEL VATICANO, 18 LUG. 2008 (VIS). Al termine dell'Incontro Ecumenico, il Santo Padre ha raggiunto la Sala Capitolare della St. Mary's Cathedral di Sydney per l'Incontro con i Rappresentanti delle altre religioni.

  Dopo le parole di benvenuto di un Rappresentante di religione ebraica e di un Rappresentante di religione musulmana, il Santo Padre ha affermato che: "L'Australia è (...) una nazione che tiene in grande considerazione la libertà di religione".

  "L'armoniosa correlazione tra religione e vita pubblica è tanto più importante in un'epoca nella quale alcuni sono giunti a ritenere la religione causa di divisione piuttosto che forza di unità. In un mondo minacciato da sinistre e indiscriminate forme di violenza, la voce concorde di quanti hanno spirito religioso stimola le nazioni e le comunità a risolvere i conflitti con strumenti pacifici nel pieno rispetto della dignità umana".

  "Il senso religioso" - ha proseguito il Pontefice - "radicato nel cuore dell'uomo (...) ci guida a  venire incontro alle necessità degli altri e a cercare vie concrete per contribuire al bene comune. Le religioni svolgono un particolare ruolo a questo riguardo, in quanto insegnano alla gente che l'autentico servizio richiede sacrificio e autodisciplina, che a loro volta si devono coltivare attraverso l'abnegazione, la temperanza e l'uso moderato dei beni naturali".

  "Amici, questi valori - sono certo che siete d'accordo - sono particolarmente importanti per un'adeguata formazione dei giovani, che tanto sovente sono tentati di considerare la vita stessa come un prodotto di consumo".

  "Le religioni del mondo rivolgono costante attenzione alla meraviglia dell'esistenza umana" - ha ribadito Papa Benedetto XVI - "Uomini e donne sono dotati della capacità non solo di immaginare in che modo le cose potrebbero essere migliori, ma anche di investire le loro energie per renderle migliori. Da parte sua,  la religione, nel rammentarci la limitatezza e la debolezza dell'uomo, ci spinge a non riporre le nostre speranze ultime in questo mondo che passa".

  "La Chiesa" - ha sottolineato il Santo Padre - "si accosta al dialogo nella convinzione che la vera sorgente della libertà si trova nella persona di Gesù di Nazaret. I cristiani credono che è Lui che ci rivela appieno le potenzialità umane per la virtù e il bene; è lui che ci libera dal peccato e dalle tenebre. L'universalità dell'esperienza umana, che trascende ogni confine geografico e ogni limite culturale, rende possibile ai seguaci delle religioni di impegnarsi nel dialogo per affrontare il mistero delle gioie e delle sofferenze della vita".

  "Cari amici, sono venuto in Australia" - ha concluso Benedetto XVI - "come ambasciatore di pace. (...) Il nostro sforzo per arrivare alla riconciliazione tra i popoli sgorga da, ed è diretto verso, quella verità che dà alla vita uno scopo. La religione offre la pace, ma - ancor più importante - suscita nello spirito umano la sete della verità e la fame della virtù. Ci sia dato di incoraggiare tutti, specialmente i giovani, ad ammirare con stupore la bellezza della vita, a ricercarne il significato ultimo e ad impegnarsi a realizzarne il sublime potenziale!".

  Al termine dell'Incontro il Santo Padre ha fatto ritorno alla Cathedral House, dove ha consumato la seconda colazione con il Cardinale George Pell e con dodici giovani di varie nazionalità: un ragazzo e una ragazza per ciascun continente, più un ragazzo e una ragazza di nazionalità australiana.
PV-AUSTRALIA/INCONTRO INTERRELIGIOSO/SYDNEY   VIS 20080718 (550)


venerdì 23 maggio 2008

VESCOVI ALBANIA: FAR FRONTE UNITI DIFFICOLTÀ CHIESA

CITTA' DEL VATICANO, 23 MAG. 2008 (VIS). Questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto i Presuli della Conferenza Episcopale di Albania, al termine della Visita "ad Limina Apostolorum".

  "Dopo la notte oscura della dittatura comunista"  - ha detto il Papa nel suo discorso - "incapace di comprendere il popolo albanese nelle sue ataviche tradizioni, la Chiesa provvidenzialmente ha potuto rinascere, grazie anche alla forza apostolica del mio venerato Predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II, che vi fece visita nel 1993, ricostituendo in modo stabile la Gerarchia cattolica, per il bene dei credenti e a vantaggio del Popolo albanese".

  "Spetta anzitutto a voi il compito di promuovere nei vostri atti e nelle vostre iniziative quell'unità che deve manifestare il mistero basilare e vivificante dell'unico Corpo di Cristo, in comunione col ministero del Successore di Pietro. Non si può non vedere, in questa prospettiva, quanto sia essenziale il comune sentire e la condivisa corresponsabilità dei Vescovi, proprio per far fronte in modo efficace ai problemi e alle difficoltà della Chiesa in Albania".

  "Esorto tutti ad evangelica prudenza, in atteggiamento di autentica carità, ricordando che i canoni ecclesiali sono mezzi per promuovere ordinatamente la comunione in Cristo e il bene superiore dell'unico gregge del Redentore. Ciò riguarda anche l'attività evangelizzatrice e quella catechetica, e si esprime pure nell'impegno in ambito sociale. Penso, in particolare, alla sanità, all'educazione, allo sforzo di pacificazione degli animi e a tutto ciò che favorisce la positiva collaborazione fra le diverse componenti della società e le rispettive tradizioni religiose".

  "Il fenomeno dell'emigrazione" - ha affermato il Pontefice - "sia all'interno che fuori del Paese, vi pone di fronte a gravi problemi pastorali, che interpellano il vostro cuore di Vescovi (...) Questo chiama in causa la vostra capacità di interloquire con i vostri Confratelli in altri Paesi, al fine di offrire un aiuto pastorale necessario e urgente. Conosco la difficoltà della mancanza di clero. So anche della generosità di non pochi vostri sacerdoti, che agiscono in situazioni precarie, impegnati a rendere il dovuto servizio ministeriale ai fedeli cattolici di origine albanese in terra straniera".

  "Quella pertanto della promozione delle vocazioni sia sempre una preoccupazione in cima alle vostre priorità: dipende da questo il futuro della Chiesa in Albania".

  "Desidero, infine" - ha concluso Papa Benedetto XVI - "esprimere le mie felicitazioni per gli accordi sottoscritti di recente con le Autorità della Repubblica: confido che tali provvedimenti possano giovare alla ricostruzione spirituale del Paese, dato il ruolo positivo che la Chiesa svolge nella società".
AL/.../ALBANIA                                   VIS 20080523 (410)


lunedì 5 maggio 2008

COSTRUIRE BENE COMUNE ED OPERARE PER PACE E GIUSTIZIA

CITTA' DEL VATICANO, 3 MAG. 2008 (VIS). Alle ore 12:00 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza i partecipanti alla XIV Sessione Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali sul tema "Perseguire il bene comune: come solidarietà e sussidiarietà possono operare insieme" (Vaticano, Casina di Pio IV, 2-6 maggio 2008).

  "Come possono la solidarietà e la sussidiarietà operare insieme nel perseguimento del bene comune non solo nel rispetto della umana dignità, ma anche consentendone l'armonico sviluppo? Questo è il cuore del problema di cui vi state occupando" - ha ricordato il Papa all'inizio del suo discorso.

  "La solidarietà" - ha detto il Papa - "si riferisce alla virtù che consente alla famiglia umana di condividere pienamente il tesoro dei beni materiali e spirituali, e la sussidiarietà è il coordinamento delle attività della società in un modo che sostiene la vita interna delle comunità locali".

  "Possiamo inizialmente individuare le interconnessioni fra questi quattro principi (dignità umana, bene comune, solidarietà, sussidiarietà), ponendo la dignità della persona nell'intersezione di due assi: una orizzontale, che rappresenta la 'solidarietà' e la 'sussidiarietà', ed una verticale che rappresenta il 'bene comune'. Ciò crea un campo sul quale possiamo identificare i diversi punti dell'insegnamento sociale cattolico che dà forma al bene comune".

  Ribadendo che i principi di solidarietà e sussidiarietà "hanno la potenzialità di porre gli uomini e le donne sulla via per scoprire il proprio definitivo e soprannaturale destino", Papa Benedetto XVI ha affermato che "la responsabilità dei cristiani ad operare per la pace e la giustizia, l'irrevocabile impegno a costruire il bene comune, sono inscindibili dalla loro missione di proclamare il dono della vita eterna alla quale Dio ha chiamato ogni uomo e ogni donna".

  Il Papa ha assicurato i partecipanti alla Plenaria che le loro riflessioni "saranno utili a tutte le persone di buona volontà, e, nel contempo, ispireranno i cristiani ad abbracciare più prontamente il loro dovere di promuovere la solidarietà con e fra i propri concittadini, e a seguire il principio della sussidiarietà promuovendo la vita della famiglia, le associazioni di volontariato, l'iniziativa privata, e un ordine pubblico che faciliti il sano funzionamento delle comunità fondamentali della società".

  "Quando i responsabili del bene pubblico si conformano al naturale desiderio umano di autogoverno fondato sulla sussidiarietà, essi fanno spazio alla responsabilità e all'iniziativa individuale, ma ancora più importante, fanno spazio all'amore, che sempre rimane 'la via eccellente'".

  Il Santo Padre ha concluso il suo discorso esortando i membri della Pontificia Accademia di Scienze Sociali a "esaminare la dimensione 'verticale' ed 'orizzontale' della solidarietà e della sussidiarietà. In tal modo, potrete proporre modi più efficaci di risolvere i molteplici problemi che affliggono l'umanità agli albori del terzo millennio, mentre testimoniano il primato dell'amore, che trascende e realizza la giustizia e conduce l'uomo verso la vita di Dio".
AC/SOLIDARIETÀ:SUSSIDAIRIETÀ/ACAD-SS                   VIS 20080505 (490)


giovedì 24 aprile 2008

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 24 APR. 2008 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Membri del Pontificio Consiglio per i Laici: il Cardinale Stanislaw Dziwisz, Arcivescovo di Krakóv (Polonia); l'Arcivescovo Reinhard Marx, di München und Freising (Germania); la Dottoressa Paola Bignardi, Coordinatrice del Forum Internazionale di Azione Cattolica (Italia); il Professor Matteo Calisi, Presidente della Fraternità Cattolica delle Comunità e Associazioni Carismatiche di Alleanza (Italia); il Signor Henrique Elias, Procuratore del Sodalizio di Vita Cristiana (Perù); la Signora Katarina Hulmanova, Coordinatrice del Foro delle Organizzazioni Cattoliche presso la Conferenza Episcopale Slovacca (Slovacchia); la Signora Pilar Jensen, dell'Istituto di Famiglie di Schönstatt (Cile); il Signor Guy Maginzi, Segretario Generale delle Comunità di Vita Cristiana (Repubblica Democratica del Congo); il Professor Josep Miró i Ardevol, Fondatore di "E. Cristians" e animatore delle Convenzioni dei Cristiani per l'Europa, Barcelona (Spagna); Signora Michelle Moran, Presidente di "International Catholic Charismatic Renewal Services (Gran Bretagna); il Professor Norbert Müller, Docente presso l'Università di Mainz (Germania); il Professor Balázs Schanda, Decano della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica Péter Pázmány di Budapest (Ungheria); Signor Guilherme Vaz, Direttore di Educazione e Tecnologia, Mumbai (India); Signora Lola Velarde, Presidente dell'Istituto Europeo di Politica Familiare (Spagna); Professor Karol Zyczkowski, Docente presso l'Università Jagellonica di Kraków (Polonia).

- Consultori del Pontificio Consiglio per i Laici: il Vescovo Carlo Mazza, di Fidenza (Italia); il Monsignor Piero Coda, della Diocesi di Frascati (Italia); il Sacerdote Julián Carrón, Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione (Spagna); la Professoressa Helen Alvare, Docente presso la "Catholic University of America" (Stati Uniti d'America); il Signor Edio Costantini, Presidente del Centro Sportivo Italiano (Italia); il Signor Moysés de Azevedo, Fondatore della Comunità Shalom (Brasile); il Professor Guillermo León Escobar-Herrán, Docente presso la Pontificia Università Gregoriana; il Signor Salvatore Martinez, Presidente del Rinnovamento nello Spirito Santo (Italia); la Dottoressa Danuta Piekarz, Kraków (Polonia).

- Membro Ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, la Professoressa Angelica Nüßberger, Professoressa di Diritto pubblico e Direttrice dello "Institut für Ostrecht", presso l'Università di Colonia (Repubblica Federale di Germania).
NA/.../...                                       VIS 20080424 (330)


sabato 19 aprile 2008

DIRITTI UMANI HANNO CARATTERE UNIVERSALE


CITTA' DEL VATICANO, 18 APR. 2008 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha compiuto una visita alla sede dell'Organizzazione delle Nazioni Unite a New York, dove sono ad accoglierlo il Segretario Generale dell'O.N.U., Signor Ban Ki-moon ed il Presidente dell'Assemblea Generale, Signor Srgjan Kerim.

  Benedetto XVI è il terzo Pontefice che si reca in visita all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dopo Paolo VI, il 4 ottobre 1965, e Giovanni Paolo II che visitò l'Organizzazione Internazionale in due occasioni: il 2 ottobre 1979 e il 5 ottobre 1995.

  Dopo un colloquio privato con il Segretario Generale, il Santo Padre ha incontrato i Rappresentanti di 192 Stati Membri nell'Aula dell'Assemblea Generale ed ha pronunciato un discorso del quale sono di seguito riportati alcuni paragrafi:

  "Mediante le Nazioni Unite, gli Stati hanno dato vita a obiettivi universali che, pur non coincidendo con il bene comune totale dell'umana famiglia, senza dubbio rappresentano una parte fondamentale di quel bene stesso. I principi fondativi dell'Organizzazione - il desiderio della pace, la ricerca della giustizia, il rispetto della dignità della persona, la cooperazione umanitaria e l'assistenza - esprimono le giuste aspirazioni dello spirito umano e costituiscono gli ideali che dovrebbero sottostare alle relazioni internazionali. Come i miei predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II hanno osservato da questo medesimo podio, si tratta di argomenti che la Chiesa Cattolica e la Santa Sede seguono con attenzione e con interesse, poiché vedono nella vostra attività come problemi e conflitti riguardanti la comunità mondiale possano essere soggetti ad una comune regolamentazione. Le Nazioni Unite incarnano l'aspirazione ad 'un grado superiore di orientamento internazionale' (Giovanni Paolo II, 'Sollicitudo rei socialis', 43), ispirato e governato dal principio di sussidiarietà, e pertanto capace di rispondere alle domande dell'umana famiglia mediante regole internazionali vincolanti ed attraverso strutture in grado di armonizzare il quotidiano svolgersi della vita dei popoli. Ciò è ancor più necessario in un tempo in cui sperimentiamo l'ovvio paradosso di un consenso multilaterale che continua ad essere in crisi a causa della sua subordinazione alle decisioni di pochi, mentre i problemi del mondo esigono interventi nella forma di azione collettiva da parte della comunità internazionale".

  "Certo, questioni di sicurezza, obiettivi di sviluppo, riduzione delle ineguaglianze locali e globali, protezione dell'ambiente, delle risorse e del clima, richiedono che tutti i responsabili internazionali agiscano congiuntamente e dimostrino una prontezza ad operare in buona fede, nel rispetto della legge e nella promozione della solidarietà nei confronti delle regioni più deboli del pianeta. Penso in particolar modo a quei Paesi dell'Africa e di altre parti del mondo che rimangono ai margini di un autentico sviluppo integrale, e sono perciò a rischio di sperimentare solo gli effetti negativi della globalizzazione. Nel contesto delle relazioni internazionali, è necessario riconoscere il superiore ruolo che giocano le regole e le strutture intrinsecamente ordinate a promuovere il bene comune, e pertanto a difendere la libertà umana. Tali regole non limitano la libertà; al contrario, la promuovono, quando proibiscono comportamenti e atti che operano contro il bene comune, ne ostacolano l'effettivo esercizio e perciò compromettono la dignità di ogni persona umana".

  "Qui il nostro pensiero si rivolge al modo in cui i risultati delle scoperte della ricerca scientifica e tecnologica sono stati talvolta applicati. Nonostante gli enormi benefici che l'umanità può trarne, alcuni aspetti di tale applicazione rappresentano una chiara violazione dell'ordine della creazione, sino al punto in cui non soltanto viene contraddetto il carattere sacro della vita, ma la stessa persona umana e la famiglia vengono derubate della loro identità naturale. Allo stesso modo, l'azione internazionale volta a preservare l'ambiente e a proteggere le varie forme di vita sulla terra non deve garantire soltanto un uso razionale della tecnologia e della scienza, ma deve anche riscoprire l'autentica immagine della creazione. Questo non richiede mai una scelta da farsi tra scienza ed etica: piuttosto si tratta di adottare un metodo scientifico che sia veramente rispettoso degli imperativi etici".

  "Il riconoscimento dell'unità della famiglia umana e l'attenzione per l'innata dignità di ogni uomo e donna trovano oggi una rinnovata accentuazione nel principio della responsabilità di proteggere.  (...) Ogni Stato ha il dovere primario di proteggere la propria popolazione da violazioni gravi e continue dei diritti umani, come pure dalle conseguenze delle crisi umanitarie, provocate sia dalla natura che dall'uomo. Se gli Stati non sono in grado di garantire simile protezione, la comunità internazionale deve intervenire con i mezzi giuridici previsti dalla Carta delle Nazioni Unite e da altri strumenti internazionali. L'azione della comunità internazionale e delle sue istituzioni, supposto il rispetto dei principi che sono alla base dell'ordine internazionale, non deve mai essere interpretata come un'imposizione indesiderata e una limitazione di sovranità".

  "Il principio della 'responsabilità di proteggere' era considerato dall'antico 'ius gentium' quale fondamento di ogni azione intrapresa dai governanti nei confronti dei governati (...). Ora, come allora, tale principio deve invocare l'idea della persona quale immagine del Creatore, il desiderio di una assoluta ed essenziale libertà. La fondazione delle Nazioni Unite, come sappiamo, coincise con il profondo sdegno sperimentato dall'umanità quando fu abbandonato il riferimento al significato della trascendenza e della ragione naturale, e conseguentemente furono gravemente violate la libertà e la dignità dell'uomo. (...) Quando si è di fronte a nuove ed insistenti sfide, è un errore ritornare indietro ad un approccio pragmatico, limitato a determinare "un terreno comune", minimale nei contenuti e debole nei suoi effetti".

  "Il riferimento all'umana dignità, che è il fondamento e l'obiettivo della responsabilità di proteggere, ci porta al tema sul quale siamo invitati a concentrarci quest'anno, che segna il 60° anniversario della 'Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo'. (...) I diritti umani sono sempre più presentati come linguaggio comune e sostrato etico delle relazioni internazionali. Allo stesso tempo, l'universalità, l'indivisibilità e l'interdipendenza dei diritti umani servono tutte quali garanzie per la salvaguardia della dignità umana. È evidente, tuttavia, che i diritti riconosciuti e delineati nella Dichiarazione si applicano ad ognuno in virtù della comune origine della persona, la quale rimane il punto più alto del disegno creatore di Dio per il mondo e per la storia. Tali diritti sono basati sulla legge naturale iscritta nel cuore dell'uomo e presente nelle diverse culture e civiltà. Rimuovere i diritti umani da questo contesto significherebbe restringere il loro ambito e cedere ad una concezione relativistica, secondo la quale il significato e l'interpretazione dei diritti potrebbero variare e la loro universalità verrebbe negata in nome di contesti culturali, politici, sociali e persino religiosi differenti".

  "La vita della comunità, a livello sia interno che internazionale, mostra chiaramente come il rispetto dei diritti e le garanzie che ne conseguono siano misure del bene comune che servono a valutare il rapporto fra giustizia ed ingiustizia, sviluppo e povertà, sicurezza e conflitto. (...) Il merito della Dichiarazione Universale è di aver permesso a differenti culture, espressioni giuridiche e modelli istituzionali di convergere attorno ad un nucleo fondamentale di valori e, quindi, di diritti. Oggi però occorre raddoppiare gli sforzi di fronte alle pressioni per reinterpretare i fondamenti della Dichiarazione e di comprometterne l'intima unità, così da facilitare un allontanamento dalla protezione della dignità umana per soddisfare semplici interessi, spesso interessi particolari".

  "L'esperienza ci insegna che spesso la legalità prevale sulla giustizia quando l'insistenza sui diritti umani li fa apparire come l'esclusivo risultato di provvedimenti legislativi o di decisioni normative prese dalle varie agenzie di coloro che sono al potere. Quando vengono presentati semplicemente in termini di legalità, i diritti rischiano di diventare deboli proposizioni staccate dalla dimensione etica e razionale, che è il loro fondamento e scopo. Al contrario, la Dichiarazione Universale ha rafforzato la convinzione che il rispetto dei diritti umani è radicato principalmente nella giustizia che non cambia, sulla quale si basa anche la forza vincolante delle proclamazioni internazionali. Tale aspetto viene spesso disatteso quando si tenta di privare i diritti della loro vera funzione in nome di una gretta prospettiva utilitaristica. Dato che i diritti e i conseguenti doveri seguono naturalmente dall'interazione umana, è facile dimenticare che essi sono il frutto di un comune senso della giustizia, basato primariamente sulla solidarietà fra i membri della società e perciò validi per tutti i tempi e per tutti i popoli".

  "Mentre la storia procede, sorgono nuove situazioni e si tenta di collegarle a nuovi diritti. Il discernimento, cioè la capacità di distinguere il bene dal male, diviene ancor più essenziale nel contesto di esigenze che riguardano le vite stesse e i comportamenti delle persone, delle comunità e dei popoli".

  "Il discernimento, dunque, mostra come l'affidare in maniera esclusiva ai singoli Stati, con le loro leggi ed istituzioni, la responsabilità ultima di venire incontro alle aspirazioni di persone, comunità e popoli interi può talvolta avere delle conseguenze che escludono la possibilità di un ordine sociale rispettoso della dignità e dei diritti della persona. D'altra parte, una visione della vita saldamente ancorata alla dimensione religiosa può aiutare a conseguire tali fini, dato che il riconoscimento del valore trascendente di ogni uomo e ogni donna favorisce la conversione del cuore, che poi porta ad un impegno di resistere alla violenza, al terrorismo ed alla guerra e di promuovere la giustizia e la pace. Ciò fornisce inoltre il contesto proprio per quel dialogo interreligioso che le Nazioni Unite sono chiamate a sostenere, allo stesso modo in cui sostengono il dialogo in altri campi dell'attività umana".

  "Ovviamente i diritti umani debbono includere il diritto di libertà religiosa, compreso come espressione di una dimensione che è al tempo stesso individuale e comunitaria, una visione che manifesta l'unità della persona, pur distinguendo chiaramente fra la dimensione di cittadino e quella di credente. (...) È perciò inconcepibile che dei credenti debbano sopprimere una parte di se stessi - la loro fede - per essere cittadini attivi; non dovrebbe mai essere necessario rinnegare Dio per poter godere dei propri diritti. I diritti collegati con la religione sono quanto mai bisognosi di essere protetti se vengono considerati in conflitto con l'ideologia secolare prevalente o con posizioni di una maggioranza religiosa di natura esclusiva. Non si può limitare la piena garanzia della libertà religiosa al libero esercizio del culto; al contrario, deve esser tenuta in giusta considerazione la dimensione pubblica della religione e quindi la possibilità dei credenti di fare la loro parte nella costruzione dell'ordine sociale".

  "La mia presenza in questa Assemblea è un segno di stima per le Nazioni Unite ed è intesa quale espressione della speranza che l'Organizzazione possa servire sempre più come segno di unità fra Stati e quale strumento di servizio per tutta l'umana famiglia. Essa mostra pure la volontà della Chiesa Cattolica di offrire il contributo che le è proprio alla costruzione di relazioni internazionali in un modo che permetta ad ogni persona e ad ogni popolo di percepire di poter fare la differenza".

  "Le Nazioni Unite rimangono un luogo privilegiato nel quale la Chiesa è impegnata a portare la propria esperienza 'in umanità', sviluppata lungo i secoli fra popoli di ogni razza e cultura, e a metterla a disposizione di tutti i membri della comunità internazionale. Questa esperienza ed attività, dirette ad ottenere la libertà per ogni credente, cercano inoltre di aumentare la protezione offerta ai diritti della persona. Tali diritti sono basati e modellati sulla natura trascendente della persona, che permette a uomini e donne di percorrere il loro cammino di fede e la loro ricerca di Dio in questo mondo. Il riconoscimento di questa dimensione va rafforzato se vogliamo sostenere la speranza dell'umanità in un mondo migliore, e se vogliamo creare le condizioni per la pace, lo sviluppo, la cooperazione e la garanzia dei diritti delle generazioni future".
  
  Al termine del discorso il Santo Padre ha incontrato il Presidente dell'Assemblea Generale e successivamente il Presidente del Consiglio di Sicurezza, che nel mese di aprile è l'Ambasciatore del Sudafrica Dumisani Kumalo.

   Lettura versione integrale del testo.
PV-USA/DISCORSO ONU/NEW YORK                     VIS 20080419 (1950)


mercoledì 5 marzo 2008

LEONE MAGNO: PROMOTORE INSTANCABILE PRIMATO ROMANO


CITTA' DEL VATICANO, 5 MAR. 2008 (VIS). San Leone Magno, Papa e Dottore della Chiesa, è stato il protagonista della catechesi di Benedetto XVI per l'Udienza Generale di oggi, tenutasi in due tempi: nella Basilica Vaticana dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di studenti italiani e nell'Aula Paolo VI dove ha tenuto la catechesi e salutato le 7.000 persone presenti.

  San Leone Magno "come indica l'appellativo attribuitogli dalla tradizione" - ha detto Papa Benedetto - "fu davvero uno dei più grandi Pontefici che abbiano onorato la Sede romana, contribuendo moltissimo a rafforzarne l'autorità e il prestigio. Primo Vescovo di Roma a portare il nome di Leone, (...), è anche il primo Papa di cui ci sia giunta la predicazione, da lui rivolta al popolo che gli si stringeva attorno durante le celebrazioni".

  "E' spontaneo pensare a lui anche nel contesto delle attuali udienze generali del mercoledì" - ha affermato Benedetto XVI - "appuntamenti che negli ultimi decenni sono divenuti per il Vescovo di Roma una forma concreta di incontro con i fedeli e con tanti visitatori provenienti da ogni parte del mondo".

    Leone fu consacrato Papa "il 29 settembre del 440" - ha proseguito il Pontefice "Iniziava così il suo pontificato, che durò oltre ventun anni. (...) Quelli in cui visse Papa Leone erano tempi molto difficili: il ripetersi delle invasioni barbariche, il progressivo indebolirsi in Occidente dell'autorità imperiale e una lunga crisi sociale avevano imposto al Vescovo di Roma (...) di assumere un ruolo rilevante anche nelle vicende civili e politiche".

  "Celebre è rimasto un episodio della vita di Leone. Esso risale al 452, quando il Papa a Mantova (...) incontrò Attila, capo degli Unni, e lo dissuase dal proseguire la guerra d'invasione con la quale aveva devastato le regioni nordorientali dell'Italia". Nel 455, anche se non riuscì a impedire che i Vandali di Genserico invadessero e saccheggiassero la città, Leone riuscì ad impedire che "Roma fosse incendiata e ottenne che dal terribile sacco fossero risparmiate le Basiliche di San Pietro, di San Paolo e di San Giovanni, nelle quali si rifugiò parte della popolazione terrorizzata".

  Nei numerosi sermoni e lettere, Leone Magno "appare in tutta la sua grandezza" - ha ricordato Papa Benedetto - "rivolto al servizio della verità nella carità, attraverso un esercizio assiduo della parola, che lo mostra nello stesso tempo teologo e pastore. (...) Costantemente sollecito dei suoi fedeli e del popolo di Roma, ma anche della comunione tra le diverse Chiese e delle loro necessita, fu sostenitore e promotore instancabile del primato romano".

  Sotto il suo Pontificato si tenne il Concilio di Calcedonia (451) che - ha ricordato il Papa - "fu la più importante assemblea fino ad allora celebrata nella storia della Chiesa. (...) Nel respingere l'eresia di Eutiche, che negava la vera natura umana del Figlio di Dio - affermò l'unione nella unica Persona, senza confusione e senza separazione, delle due nature umana e divina".

  "Risulta con evidenza" - ha spiegato Papa Benedetto XVI - "come il Papa avvertisse con particolare urgenza le responsabilità del Successore di Pietro, il cui ruolo è unico nella Chiesa, perché 'a un solo apostolo è affidato ciò che a tutti gli apostoli è comunicato'. (...) E queste responsabilità il Pontefice seppe esercitare, in Occidente come in Oriente, intervenendo in diverse circostanze con prudenza, fermezza e lucidità attraverso i suoi scritti e mediante i suoi legati. Mostrava in questo modo come l'esercizio del primato romano fosse necessario allora, come lo è oggi, per servire efficacemente la comunione, caratteristica dell'unica Chiesa di Cristo".

  "Consapevole del momento storico in cui viveva e del passaggio che stava avvenendo - in un periodo di profonda crisi - dalla Roma pagana a quella cristiana,  Leone Magio seppe essere vicino al popolo e ai fedeli con l'azione pastorale e la predicazione. (...) Legò la liturgia alla vita quotidiana dei cristiani" e in particolare "insegnò ai suoi fedeli (...) che la liturgia cristiana non è il ricordo di avvenimenti passati, ma l'attualizzazione di realtà invisibili che agiscono nella vita di ognuno".
AG/LEONE MAGNO/...                               VIS 20080305 (660)


venerdì 22 febbraio 2008

DONO FEDE CHIAMA CRISTIANI COOPERARE EVANGELIZZAZIONE

CITTA' DEL VATICANO, 22 FEB. 2008 (VIS). Oggi è stato reso pubblico il Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la XLV Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che sarà celebrata il 13 aprile, Domenica IV di Pasqua, sul tema: "Le vocazioni al servizio della Chiesa-missione".

  Il Messaggio, datato 3 dicembre 2007, è stato pubblicato in lingua francese, inglese, portoghese, italiana, spagnola, polacca e tedesca. Di seguito ne riportiamo alcuni estratti:

  "La Chiesa è missionaria nel suo insieme e in ogni suo membro. Se in forza dei sacramenti del Battesimo e della Confermazione ogni cristiano è chiamato a testimoniare e ad annunciare il Vangelo, la dimensione missionaria è specialmente e intimamente legata alla vocazione sacerdotale. Nell'alleanza con Israele, Dio affidò a uomini prescelti, chiamati da Lui ed inviati al popolo in suo nome, la missione di essere profeti e sacerdoti (...). Ugualmente avvenne con i profeti".

  "Le promesse fatte ai padri si realizzarono appieno in Gesù Cristo (...). E Gesù si scelse, come stretti collaboratori nel ministero messianico, dei discepoli già nella vita pubblica, durante la predicazione in Galilea. Ad esempio, in occasione della moltiplicazione dei pani, quando disse agli Apostoli: 'Date loro voi stessi da mangiare' (Mt 14,16), stimolandoli così a farsi carico del bisogno delle folle, a cui voleva offrire il cibo per sfamarsi, ma anche rivelare il cibo 'che dura per la vita eterna' (Gv 6,27). (...) Se ci soffermiamo a meditare questa pagina del Vangelo di Matteo, (...), notiamo tutti quegli aspetti che caratterizzano l'attività missionaria di una comunità cristiana, che voglia restare fedele all'esempio e all'insegnamento di Gesù. Corrispondere alla chiamata del Signore comporta affrontare con prudenza e semplicità ogni pericolo e persino le persecuzioni, giacché  'un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone' (Mt 10,24). Diventati una cosa sola con il Maestro, i discepoli non sono più soli ad annunciare il Regno dei cieli, ma è lo stesso Gesù ad agire in essi (...) Ed inoltre, come veri testimoni, 'rivestiti di potenza dall'alto' (Lc 24,49), essi predicano 'la conversione e il perdono dei peccati' (Lc 24,47) a tutte le genti".

  "Proprio perché inviati dal Signore, i Dodici prendono il nome di 'apostoli', destinati a percorrere le vie del mondo annunciando il Vangelo come testimoni della morte e risurrezione di Cristo (...). Il Libro degli 'Atti degli Apostoli' attribuisce un ruolo molto importante, in questo processo di evangelizzazione, anche ad altri discepoli, la cui vocazione missionaria scaturisce da circostanze provvidenziali, talvolta dolorose, come l'espulsione dalla propria terra in quanto seguaci di Gesù (cfr 8,1-4). (...) Primo tra tutti, chiamato dal Signore stesso sì da essere un vero Apostolo, è senza dubbio Paolo di Tarso. La storia di Paolo, il più grande missionario di tutti i tempi, fa emergere, sotto molti punti di vista, quale sia il nesso tra vocazione e missione. Accusato dai suoi avversari di non essere autorizzato all'apostolato, egli fa appello ripetutamente proprio alla vocazione ricevuta direttamente dal Signore".

  "All'inizio, come in seguito, a 'spingere' gli Apostoli è sempre 'l'amore di Cristo'. (...) L'amore di Cristo, infatti, va comunicato ai fratelli con gli esempi e le parole; con tutta la vita".

  "Tra le persone che si dedicano totalmente al servizio del Vangelo vi sono in particolar modo sacerdoti chiamati a dispensare la Parola di Dio, amministrare i sacramenti, specialmente l'Eucaristia e la Riconciliazione, votati al servizio dei più piccoli, dei malati, dei sofferenti, dei poveri e di quanti attraversano momenti difficili in regioni della terra dove vi sono, talora, moltitudini che ancora oggi non hanno avuto un vero incontro con Gesù Cristo. (...) Le statistiche testimoniano che il numero dei battezzati aumenta ogni anno grazie all'azione pastorale di questi sacerdoti, interamente consacrati alla salvezza dei fratelli. (...) Attraverso i suoi sacerdoti, Gesù dunque si rende presente fra gli uomini di oggi, sino agli angoli più remoti della terra".

  "Da sempre nella Chiesa ci sono poi non pochi uomini e donne che, mossi dall'azione dello Spirito Santo, scelgono di vivere il Vangelo in modo radicale, professando i voti di castità, povertà ed obbedienza. Questa schiera di religiosi e di religiose, appartenenti a innumerevoli Istituti di vita contemplativa ed attiva, ha 'tuttora una parte importantissima nell'evangelizzazione del mondo' (Decr. Ad gentes, 40). Con la loro preghiera continua e comunitaria, i religiosi di vita contemplativa intercedono incessantemente per tutta l'umanità; quelli di vita attiva, con la loro multiforme azione caritativa, recano a tutti la testimonianza viva dell'amore e della misericordia di Dio".

  "Il dono della fede chiama tutti i cristiani a cooperare all'evangelizzazione. Questa consapevolezza va alimentata attraverso la predicazione e la catechesi, la liturgia e una costante formazione alla preghiera; va incrementata con l'esercizio dell'accoglienza, della carità, dell'accompagnamento spirituale, della riflessione e del discernimento, come pure con una progettazione pastorale, di cui parte integrante sia l'attenzione alle vocazioni".

  "Solo in un terreno spiritualmente ben coltivato fioriscono le vocazioni al sacerdozio ministeriale ed alla vita consacrata. Infatti, le comunità cristiane, che vivono intensamente la dimensione missionaria del mistero della Chiesa, mai saranno portate a ripiegarsi su se stesse. La missione, come testimonianza dell'amore divino, diviene particolarmente efficace quando è condivisa in modo comunitario, "perché il mondo creda" (cfr Gv 17,21)".
MESS/XLV GIORNATA MONDIALE VOCAZIONI/...               VIS 20080222 (880)


giovedì 21 febbraio 2008

SERBIA: RADICI CRISTIANE E RICONCILIAZIONE

CITTA' DEL VATICANO, 21 FEB. 2008 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto oggi in Vaticano il Signor Viadeta Jankovic, nuovo Ambasciatore di Serbia presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

  Nel suo discorso al diplomatico il Papa ha sottolineato che la Santa Sede "tiene in gran conto i rapporti diplomatici con la Serbia e desidera offrire il suo incoraggiamento affinché il Paese continui ad adoperarsi per edificare un futuro di pace, prosperità, riconciliazione e pacifica coesistenza nella regione, mentre la Serbia e i paesi confinanti si impegnano ad assumere il proprio ruolo in Europa".

  "Pochi paesi nel continente europeo sono sfuggiti alle devastazioni delle guerre nel secolo scorso" - ha detto il Santo Padre - "e tutti possono imparare dalle lezioni del recente passato. Mentre lei si adopera per un futuro più sicuro, è fondamentale ricordare che l'identità e la ricca tradizione culturale della Nazione che lei rappresenta, come di tutte le nazioni europee, è profondamente radicata nel patrimonio della fede cristiana e del Vangelo dell'amore".

  "Se scegliamo di vivere secondo i valori delle nostre radici cristiane, scopriamo il coraggio di perdonare e di accettare il perdono, di essere riconciliati con i nostri vicini e costruire insieme una civiltà dell'amore nella quale ogni persona viene accettata e rispettata. Conosce le sofferenze  del popolo serbo nel corso dei recenti conflitti e desidero esprimere la mia sentita sollecitudine per il popolo serbo e per le altre nazioni balcaniche coinvolte nei dolorosi avvenimenti degli ultimi dieci anni".

  "La Santa Sede" - ha proseguito il Pontefice - "condivide il vostro ardente desiderio che la pace conquistata, porti duratura stabilità nella regione. In particolare, riguardo alla corrente crisi in Kosovo, invito tutte le parti interessate ad agire con prudenza e moderazione ed a ricercare soluzioni che favoriscano il rispetto reciproco e la riconciliazione".

  "Non di minore importanza sono le divisioni fra i popoli dell'Europa che risultano dalla tragica perdita di unità dei cristiani nell'ultimo millennio" - ha ricordato il Papa rallegrandosi per i progressi dei rapporti fra i cristiani cattolici e gli ortodossi in Serbia negli ultimi anni, e per la proficua collaborazione in diversi ambiti. "Auspico che tali positivi sviluppi continuino ad essere proficui, in particolare mediante l'esame congiunto della dottrina sociale cristiana".

  "La collocazione geografica della Serbia" - ha detto ancora il Santo Padre - "al confine fra la cristianità orientale e la cristianità occidentale, offre una opportunità unica di promuovere il dialogo ecumenico, mentre la sua familiarità con l'Islam, sia attraverso l'incontro con l'Impero Ottomano e sia per la presenza di molti musulmani nella regione, apre grandi possibilità di progresso nel dialogo interreligioso. Questi due processi sono di estrema importanza per stabilire una maggiore comprensione e rispetto reciproci fra i popoli e le nazioni del mondo moderno".

  "La libertà religiosa è un elemento indispensabile per l'edificazione di un tipo di società nella quale possa svilupparsi una tale armonia. Grandemente apprezzati" - ha detto Papa Benedetto XVI - "sono i recenti provvedimenti adottati dalla Serbia negli ultimi anni per garantire tale fondamentale diritto umano".

  "Il progetto di restaurare chiese e quelle proprietà di comunità religiose  nazionalizzate dalla Federazione Jugoslava e l'introduzione dell'insegnamento della religione nelle scuole, hanno contribuito al rinnovamento spirituale del vostro Paese. E' stato dato un importante esempio dal quale possono apprendere altri governi".
 
  "Prego che questa apertura ai valori religiosi nella società" - ha concluso il Pontefice - "continui a crescere così che il dibattito pubblico sia davvero nutrito dai principi derivanti dalla fede".
CD/LETTERE CREDENZIALI:SERBIA/JANCOVIC               VIS 20080221 (570)


lunedì 28 gennaio 2008

GIURISPRUDENZA ROTALE PIÙ MANIFESTAMENTE UNITARIA


CITTA' DEL VATICANO, 26 GEN. 2008 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza, come di consueto in questo periodo dell'anno, il Decano, i Prelati Uditori, gli Officiali e i Collaboratori del Tribunale della Rota Romana, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.

  All'inizio del suo discorso il Santo Padre ha affermato che la ricorrenza, quest'anno, del "primo centenario del ristabilimento del Tribunale Apostolico della Rota Romana, sancito da San Pio X nel 1908 con la Costituzione apostolica 'Sapienti consilio' (...) è occasione propizia per riflettere su un aspetto fondamentale dell'attività della Rota, cioè sul valore della giurisprudenza rotale nel complesso dell'amministrazione della giustizia nella Chiesa".

  "Qualsiasi sistema giudiziario" - ha ribadito il Pontefice - "deve cercare di offrire soluzioni nelle quali, insieme alla valutazione prudenziale dei casi nella loro irripetibile concretezza, siano applicati i medesimi principi e norme generali di giustizia. Solo in questo modo si crea un clima di fiducia nell'operato dei tribunali, e si evita l'arbitrarietà dei criteri soggettivi".

  "Le anzidette considerazioni sono perfettamente applicabili anche ai tribunali ecclesiastici. Anzi, siccome i processi canonici riguardano gli aspetti giuridici dei beni salvifici o di altri beni temporali che servono alla missione della Chiesa, l'esigenza di unità nei criteri essenziali di giustizia e la necessità di poter prevedere ragionevolmente il senso delle decisioni giudiziarie, diventa un bene ecclesiale pubblico di particolare rilievo per la vita interna del Popolo di Dio e per la sua testimonianza istituzionale nel mondo".

  "Tutte le sentenze devono essere sempre fondate sui principi e sulle norme comuni di giustizia. Tale bisogno, comune ad ogni ordinamento giuridico, riveste nella Chiesa una specifica pregnanza, nella misura in cui sono in gioco le esigenze della comunione, che implica la tutela di ciò che è comune alla Chiesa universale, affidata in modo peculiare all'Autorità Suprema e agli organi che 'ad normam iuris' partecipano alla sua sacra potestà".

  "Nell'ambito matrimoniale la giurisprudenza rotale ha svolto un lavoro molto cospicuo in questi cento anni" - ha ricordato il Pontefice - "La Rota Romana è costantemente chiamata a un compito arduo, che influisce molto sul lavoro di tutti i tribunali: quello di cogliere l'esistenza o meno della realtà matrimoniale, che è intrinsecamente antropologica, teologica e giuridica".

  "Il diritto" - ha proseguito il Pontefice - "non può essere ridotto ad un mero insieme di regole positive che i tribunali sono chiamati ad applicare. L'unico modo per fondare solidamente l'opera giurisprudenziale consiste nel concepirla quale vero esercizio della 'prudentia iuris', di una prudenza che è tutt'altro che arbitrarietà o relativismo, poiché consente di leggere negli eventi la presenza o l'assenza dello specifico rapporto di giustizia che è il matrimonio, con il suo reale spessore umano e salvifico. Soltanto in questo modo le massime giurisprudenziali acquistano il loro vero valore, e non diventano una compilazione di regole astratte e ripetitive, esposte al rischio di interpretazioni soggettive e arbitrarie".

  "Perciò, la valutazione oggettiva dei fatti, alla luce del Magistero e del diritto della Chiesa, costituisce un aspetto molto importante dell'attività della Rota Romana, ed influisce molto sull'operato dei ministri di giustizia dei tribunali delle Chiese locali".

  "La giurisprudenza rotale va vista come esemplare opera di saggezza giuridica, (...). Grazie a tale opera, nelle cause di nullità matrimoniale la realtà concreta viene oggettivamente giudicata alla luce dei criteri che riaffermano costantemente la realtà del matrimonio indissolubile, aperta ad ogni uomo e ad ogni donna secondo il disegno di Dio Creatore e Salvatore".

  "Nella Chiesa, proprio per la sua universalità e per la diversità delle culture giuridiche in cui è chiamata ad operare, c'è sempre il rischio che si formino, 'sensim sine sensu', 'giurisprudenze locali' sempre più distanti dall'interpretazione comune delle leggi positive e persino dalla dottrina della Chiesa sul matrimonio. Auspico che si studino i mezzi opportuni per rendere la giurisprudenza rotale sempre più manifestamente unitaria, nonché effettivamente accessibile a tutti gli operatori della giustizia, in modo da trovare uniforme applicazione in tutti i tribunali della Chiesa".

  "In quest'ottica realistica" - ha detto ancora il Pontefice - "va inteso pure il valore degli interventi del Magistero ecclesiastico sulle questioni giuridiche matrimoniali, compresi i discorsi del Romano Pontefice alla Rota Romana. Essi sono una guida immediata per l'operato di tutti i tribunali della Chiesa in quanto insegnano con autorità ciò che è essenziale circa la realtà del matrimonio".

  Al termine del suo discorso il Papa, rivolgendosi agli Officiali della Rota Romana, ha sottolineato: "Il presente centenario è destinato ad andare oltre la commemorazione formale. Esso diviene occasione di una riflessione che deve ritemprare il vostro impegno vivificandolo con un sempre più profondo senso ecclesiale della giustizia, che è vero servizio alla comunione salvifica".
AC/.../ROTA ROMANA                               VIS 20080128 (770)


martedì 11 dicembre 2007

MESSAGGIO PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 2008


CITTA' DEL VATICANO, 11 DIC. 2007 (VIS). Questa mattina è stato pubblicato il Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la celebrazione della 41ma Giornata Mondiale della pace (1° gennaio 2008), sul tema: "Famiglia umana, comunità di pace", in lingua inglese, francese, spagnola, italiana, tedesca e portoghese.

  Di seguito riportiamo alcuni estratti del Messaggio: 

  "La famiglia naturale, quale intima comunione di vita e d'amore, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, costituisce 'il luogo primario dell''umanizzazione' della persona e della società', la 'culla della vita e dell'amore'.  A ragione, pertanto, la famiglia è qualificata come la prima società naturale, 'un'istituzione divina che sta a fondamento della vita delle persone, come prototipo di ogni ordinamento sociale'.

 "Pertanto quando si afferma che la famiglia è 'la prima e vitale cellula della società', si dice qualcosa di essenziale. La famiglia è fondamento della società anche per questo: perché permette di fare determinanti esperienze di pace. Ne consegue che la comunità umana non può fare a meno del servizio che la famiglia svolge. Dove mai l'essere umano in formazione potrebbe imparare a gustare il 'sapore' genuino della pace meglio che nel 'nido' originario che la natura gli prepara? Il lessico familiare è un lessico di pace; lì è necessario attingere sempre per non perdere l'uso del vocabolario della pace. Nell'inflazione dei linguaggi, la società non può perdere il riferimento a quella 'grammatica' che ogni bimbo apprende dai gesti e dagli sguardi della mamma e del papà, prima ancora che dalle loro parole".

  "La famiglia, poiché ha il dovere di educare i suoi membri, è titolare di specifici diritti. La stessa Dichiarazione universale dei diritti umani, che costituisce un'acquisizione di civiltà giuridica di valore veramente universale, afferma che 'la famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato'. (...) La negazione o anche la restrizione dei diritti della famiglia, oscurando la verità sull'uomo, minaccia gli stessi fondamenti della pace".

  "Pertanto, chi anche inconsapevolmente osteggia l'istituto familiare rende fragile la pace nell'intera comunità, nazionale e internazionale, perché indebolisce quella che, di fatto, è la principale 'agenzia' di pace. (...) Tutto ciò che contribuisce a indebolire la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, ciò che direttamente o indirettamente ne frena la disponibilità all'accoglienza responsabile di una nuova vita, ciò che ne ostacola il diritto ad essere la prima responsabile dell'educazione dei figli, costituisce un oggettivo impedimento sulla via della pace".

  "Quando la società e la politica non si impegnano ad aiutare la famiglia (...), si privano di un'essenziale risorsa a servizio della pace. In particolare, i mezzi della comunicazione sociale, per le potenzialità educative di cui dispongono, hanno una speciale responsabilità nel promuovere il rispetto per la famiglia, nell'illustrarne le attese e i diritti, nel metterne in evidenza la bellezza".

  "Non viviamo gli uni accanto agli altri per caso; stiamo tutti percorrendo uno stesso cammino come uomini e quindi come fratelli e sorelle. È perciò essenziale che ciascuno si impegni a vivere la propria vita in atteggiamento di responsabilità davanti a Dio (...). È risalendo a questo supremo Principio che può essere percepito il valore incondizionato di ogni essere umano, e possono essere poste così le premesse per l'edificazione di un'umanità pacificata. Senza questo Fondamento trascendente, la società è solo un'aggregazione di vicini, non una comunità di fratelli e sorelle, chiamati a formare una grande famiglia".

  "La famiglia ha bisogno di una casa, di un ambiente a sua misura in cui intessere le proprie relazioni. Per la famiglia umana questa casa è la terra (...). Dobbiamo avere cura dell'ambiente: esso è stato affidato all'uomo, perché lo custodisca e lo coltivi con libertà responsabile, avendo sempre come criterio orientatore il bene di tutti. L'essere umano, ovviamente, ha un primato di valore su tutto il creato. Rispettare l'ambiente non vuol dire considerare la natura materiale o animale più importante dell'uomo".

  "Oggi l'umanità teme per il futuro equilibrio ecologico. È bene che le valutazioni a questo riguardo si facciano con prudenza, nel dialogo tra esperti e saggi, senza accelerazioni ideologiche verso conclusioni affrettate e soprattutto concertando insieme un modello di sviluppo sostenibile, che garantisca il benessere di tutti nel rispetto degli equilibri ecologici. Se la tutela dell'ambiente comporta dei costi, questi devono essere distribuiti con giustizia, tenendo conto delle diversità di sviluppo dei vari Paesi e della solidarietà con le future generazioni".

  "Fondamentale, a questo riguardo, è 'sentire' la terra come 'nostra casa comune' e scegliere, per una sua gestione a servizio di tutti, la strada del dialogo piuttosto che delle decisioni unilaterali. (...) Un ambito nel quale sarebbe, in particolare, necessario intensificare il dialogo tra le Nazioni è quello della gestione delle risorse energetiche del pianeta. (...) occorre rivedere, da una parte, gli elevati standard di consumo dovuti all'attuale modello di sviluppo, e provvedere, dall'altra, ad adeguati investimenti per la differenziazione delle fonti di energia e per il miglioramento del suo utilizzo. I Paesi emergenti hanno fame di energia, ma talvolta questa fame viene saziata ai danni dei Paesi poveri i quali, per l'insufficienza delle loro infrastrutture, anche tecnologiche, sono costretti a svendere le risorse energetiche in loro possesso".

  "Al tempo stesso, ci si deve adoperare per una saggia utilizzazione delle risorse e per un'equa distribuzione della ricchezza. In particolare, gli aiuti dati ai Paesi poveri devono rispondere a criteri di sana logica economica, evitando sprechi che risultino in definitiva funzionali soprattutto al mantenimento di costosi apparati burocratici. Occorre anche tenere in debito conto l'esigenza morale di far sì che l'organizzazione economica non risponda solo alle crude leggi del guadagno immediato, che possono risultare disumane".

  "Una famiglia vive in pace se tutti i suoi componenti si assoggettano ad una norma comune: è questa ad impedire l'individualismo egoistico e a legare insieme i singoli, favorendone la coesistenza armoniosa e l'operosità finalizzata. (...) Per avere la pace c'è bisogno di una legge comune, che aiuti la libertà ad essere veramente se stessa, anziché cieco arbitrio, e che protegga il debole dal sopruso del più forte. (...) La forza va sempre disciplinata dalla legge e ciò deve avvenire anche nei rapporti tra Stati sovrani".

  "La norma giuridica che regola i rapporti delle persone tra loro, disciplinando i comportamenti esterni e prevedendo anche sanzioni per i trasgressori, ha come criterio la norma morale basata sulla natura delle cose"  

  "La conoscenza della norma morale naturale non è preclusa all'uomo che rientra in se stesso e, ponendosi di fronte al proprio destino, si interroga circa la logica interna delle più profonde inclinazioni presenti nel suo essere. (...) Egli può giungere a scoprire, (...), questa legge morale comune che, al di là delle differenze culturali, permette agli esseri umani di capirsi tra loro circa gli aspetti più importanti del bene e del male, del giusto e dell'ingiusto. (...) L'umanità non è 'senza legge'. È tuttavia urgente proseguire nel dialogo su questi temi, favorendo il convergere anche delle legislazioni dei singoli Stati verso il riconoscimento dei diritti umani fondamentali. La crescita della cultura giuridica nel mondo dipende, tra l'altro, dall'impegno di sostanziare sempre le norme internazionali di contenuto profondamente umano, così da evitare il loro ridursi a procedure facilmente aggirabili per motivi egoistici o ideologici".

  "L'umanità vive oggi, purtroppo" - scrive ancora il Pontefice - "grandi divisioni e forti conflitti che gettano ombre cupe sul suo futuro. Vaste aree del pianeta sono coinvolte in tensioni crescenti, mentre il pericolo che si moltiplichino i Paesi detentori dell'arma nucleare suscita motivate apprensioni in ogni persona responsabile. Sono ancora in atto molte guerre civili nel Continente africano (...).  Il Medio Oriente è tuttora teatro di conflitti e di attentati, che influenzano anche Nazioni e regioni limitrofe, rischiando di coinvolgerle nella spirale della violenza. Su un piano più generale, si deve registrare con rammarico l'aumento del numero di Stati coinvolti nella corsa agli armamenti".

  "È veramente necessaria in tempi tanto difficili la mobilitazione di tutte le persone di buona volontà per trovare concreti accordi in vista di un'efficace smilitarizzazione, soprattutto nel campo delle armi nucleari. In questa fase in cui il processo di non proliferazione nucleare sta segnando il passo, sento il dovere di esortare le Autorità a riprendere con più ferma determinazione le trattative in vista dello smantellamento progressivo e concordato delle armi nucleari esistenti".

  Il Santo Padre Benedetto XVI conclude il Messaggio ricordando tre speciali anniversari: "Sessant'anni or sono l'Organizzazione delle Nazioni Unite rendeva pubblica in modo solenne la Dichiarazione universale dei diritti umani (1948-2008). (,,,) Uno speciale pensiero merita anche la ricorrenza del 25o anniversario dell'adozione da parte della Santa Sede della Carta dei diritti della famiglia (1983-2008), come pure il 40o anniversario della celebrazione della prima Giornata Mondiale della Pace (1968-2008)".

  "È proprio alla luce di queste significative ricorrenze che invito ogni uomo e ogni donna a prendere più lucida consapevolezza della comune appartenenza all'unica famiglia umana e ad impegnarsi perché la convivenza sulla terra rispecchi sempre di più questa convinzione da cui dipende l'instaurazione di una pace vera e duratura. Invito poi i credenti ad implorare da Dio senza stancarsi il grande dono della pace".
MESS/GIORNATA PACE 2008/...                        VIS 20071211 (1520)


mercoledì 14 novembre 2007

SAN GEROLAMO: COERENZA VITA E PAROLA DI DIO

CITTA' DEL VATICANO, 14 NOV. 2007 (VIS). Questa mattina nel corso dell'Udienza Generale, il Santo Padre Benedetto XVI si è nuovamente soffermato  sulla figura di San Gerolamo a proseguimento della catechesi iniziata mercoledì della settimana passata. Alle migliaia di persone convenute in Piazza San Pietro, il Papa ha ripresentato la figura di San Gerolamo "'innamorato' della Parola di Dio" e "dottore eminente nell'interpretazione delle Sacre Scritture".

  La Bibbia era per Gerolamo, ha affermato il Pontefice, "stimolo e sorgente della vita cristiana per tutte le situazioni e per ogni persona. Leggere la Scrittura è conversare con Dio".

  "Per Girolamo un fondamentale criterio di metodo nell'interpretazione delle Scritture era la sintonia con il magistero della Chiesa" - ha aggiunto il Papa, osservando che: "Non possiamo mai da soli leggere le Scritture. Troviamo troppe porte chiuse e scivoliamo facilmente nell'errore. La Bibbia è stata scritta dal Popolo di Dio e per il Popolo di Dio, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo. Solo in questa comunione con il Popolo di Dio possiamo realmente entrare con il 'noi' nel nucleo della verità che Dio stesso ci vuol dire". Al riguardo Papa Benedetto XVI ha ricordato la frase di San Geronimo: "'Io sono con chiunque sia unito alla Cattedra di San Pietro".

  Girolamo "non trascura l'aspetto etico. Spesso anzi egli richiama il dovere di accordare la vita con la Parola divina e solo vivendola troviamo anche la capacità di capirla. Tale coerenza è indispensabile per ogni cristiano, e particolarmente per il predicatore, affinché le sue azioni, quando fossero discordanti rispetto ai discorsi, non lo mettano in imbarazzo".

  Sempre in tema di coerenza, il Padre della Chiesa osserva: "Il Vangelo deve tradursi in atteggiamenti di vera carità, perché in ogni essere umano è presente la Persona stessa di Cristo.  (...) Girolamo concretizza: bisogna 'vestire Cristo nei poveri, visitarlo nei sofferenti, nutrirlo negli affamati, alloggiarlo nei senza tetto".

  "Girolamo, (...) ci ha lasciato anche un insegnamento ricco e vario sull'ascetismo cristiano. Egli ricorda che un coraggioso impegno verso la perfezione richiede una costante vigilanza, frequenti mortificazioni, anche se con moderazione e prudenza, un assiduo lavoro intellettuale o manuale per evitare l'ozio, e soprattutto l'obbedienza a Dio".

  "Non può essere taciuto" - ha detto ancora il Pontefice - "infine, l'apporto dato da Girolamo in materia di pedagogia cristiana. (...) Tra le principali intuizioni (...) come pedagogo si devono sottolineare l'importanza attribuita a una sana e integrale educazione fin dalla prima infanzia, (...) l'esigenza dello studio per una più completa formazione umana. Inoltre un aspetto abbastanza disatteso nei tempi antichi, ma ritenuto vitale dal nostro autore, è la promozione della donna, a cui riconosce il diritto ad una formazione completa".

  Il Santo Padre ha concluso la catechesi ponendo l'accento sullo "efficace contributo" di Girolamo "alla salvaguardia degli elementi positivi e validi delle antiche culture ebraica, greca e romana nella nascente civiltà cristiana".
AG/GERONIMO/...                                   VIS 20071114 (440)


mercoledì 19 settembre 2007

SAN GIOVANNI CRISOSTOMO: ESEMPIO DI COERENZA DI VITA


CITTA' DEL VATICANO, 19 SET. 2007 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI, proseguendo le catechesi sui Padri della Chiesa, ha dedicato la catechesi per l'Udienza Generale di oggi, tenutasi in Piazza San Pietro, a San Giovanni Crisostomo.

    Ricordando che quest'anno ricorre il sedicesimo centenario della morte di San Giovanni Crisostomo (407-2007), nato nel 349 ad Antiochia di Siria, oggi Antakya nel sud della Turchia, il Santo Padre ha detto: "Crisostomo, cioè 'Bocca d'oro' per la sua eloquenza, può dirsi vivo ancora oggi, anche a motivo delle sue opere".
 
   "Diacono nel 381 e presbitero nel 386, divenne celebre predicatore nelle chiese della sua città" - ha specificato il Pontefice - "Il 387 fu lo 'anno eroico' di Giovanni, quello della cosiddetta 'rivolta delle statue'. Il popolo abbatté le statue imperiali, in segno di protesta contro l'aumento delle tasse".

   "Il Crisostomo si colloca tra i Padri più prolifici: di lui ci sono giunti 17 trattati, più di 700 omelie autentiche, i commenti a Matteo e a Paolo (Lettere ai Romani, ai Corinti, agli Efesini e agli Ebrei), e 241 lettere. Non fu un teologo speculativo" - ha rilevato il Santo Padre - "Trasmise, però, la dottrina tradizionale e sicura della Chiesa in un'epoca di controversie teologiche suscitate soprattutto dall'arianesimo, cioè dalla negazione della divinità di Cristo".

  "La sua è una teologia squisitamente pastorale" - ha detto ancora il Papa - "in cui è costante la preoccupazione della coerenza tra il pensiero espresso dalla parola e il vissuto esistenziale. È questo, in particolare, il filo conduttore delle splendide catechesi, con le quali preparava i catecumeni a ricevere il Battesimo".

  "Giovanni Crisostomo si preoccupa di accompagnare con i suoi scritti lo sviluppo integrale della persona, nelle dimensioni fisica, intellettuale e religiosa".

  "Le varie fasi della crescita sono paragonate ad altrettanti mari di un immenso oceano: ''Il primo di questi mari è l'infanzia' (Omelia 81,5 sul Vangelo di Matteo). Infatti 'proprio in questa prima età si manifestano le inclinazioni al vizio e alla virtù'. Perciò la legge di Dio deve essere fin dall'inizio impressa nell'anima 'come su una tavoletta di cera' (Omelia 3,1 sul Vangelo di Giovanni): di fatto è questa l'età più importante".

  "Dobbiamo tener presente come è fondamentale che in questa prima fase della vita entrino realmente nell'uomo i grandi orientamenti che danno la prospettiva giusta all'esistenza. Crisostomo perciò raccomanda: 'Fin dalla più tenera età premunite i bambini con armi spirituali, e insegnate loro a segnare la fronte con la mano' (Omelia 12,7 sulla prima Lettera ai Corinzi).

  '''Alla infanzia'" - si legge in un'omelia del Santo - "segue il mare dell'adolescenza, dove i venti soffiano violenti..., perchè in noi cresce... la concupiscenza' (Omelia 81,5 sul Vangelo di Matteo). Giungono infine il fidanzamento e il matrimonio: 'Alla giovinezza succede l'età della persona matura, nella quale sopraggiungono gli impegni di famiglia: è il tempo di cercare moglie' (ibid.). Del matrimonio egli ricorda i fini, arricchendoli con il richiamo alla virtù della temperanza - di una ricca trama di rapporti personalizzati. Gli sposi ben preparati sbarrano così la via al divorzio: tutto si svolge con gioia e si possono educare i figli alla virtù. Quando poi nasce il primo bambino, questi è 'come un ponte; i tre diventano una carne sola, poiché il figlio congiunge le due parti' (Omelia 12,5 sulla Lettera ai Colossesi), e i tre costituiscono 'una famiglia, piccola Chiesa' (Omelia 20,6 sulla Lettera agli Efesini)".

  Infine il Santo Padre ha ricordato che, nei suoi scritti, San Giovanni Crisostomo si rivolge anche ai fedeli laici che "col Battesimo assumono l'ufficio sacerdotale, regale e profetico. (...) Questa lezione del Crisostomo sulla presenza autenticamente cristiana dei fedeli laici nella famiglia e nella società, rimane ancor oggi più che mai attuale".
AG/SAN GIOVANNI CRISOSTOMO/...                       VIS 20070919 (630)


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