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Cap 4 Cost.

Il documento analizza le forme di governo nello Stato liberale, evidenziando la monarchia costituzionale, il governo parlamentare e il governo presidenziale. Descrive l'evoluzione della monarchia costituzionale verso il parlamentarismo e le dinamiche dei sistemi politici, inclusi i sistemi bipolari e multipolari. Infine, esplora il semipresidenzialismo e altre forme di governo contemporanee, come il neoparlamentarismo e il direttorialismo, con un focus sulla legislazione elettorale.

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Cap 4 Cost.

Il documento analizza le forme di governo nello Stato liberale, evidenziando la monarchia costituzionale, il governo parlamentare e il governo presidenziale. Descrive l'evoluzione della monarchia costituzionale verso il parlamentarismo e le dinamiche dei sistemi politici, inclusi i sistemi bipolari e multipolari. Infine, esplora il semipresidenzialismo e altre forme di governo contemporanee, come il neoparlamentarismo e il direttorialismo, con un focus sulla legislazione elettorale.

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Cap. IV.

Forme di governo
Le forme di governo dello Stato liberale
La monarchia costituzionale
Le forme di governo conosciute dallo Stato liberale sono la monarchia costituzionale, il
governo parlamentare e il governo presidenziale.
La monarchia costituzionale è la forma di governo che si afferma nel passaggio dallo
Stato solo Stato liberale. Essa nasce quando il parlamento vede riconosciuti i suoi poteri che
limitavano quelli del Re. Nell'Europa continentale si è fermata dopo la rivoluzione francese
del 1789. Le prime Costituzioni liberali sono: le Costituzioni francesi, lo Statuto Albertino, la
Costituzione prussiana, la Costituzione dell'impero tedesco.
Con la monarchia costituzionale si caratterizza per la netta separazione dei poteri tra il Re
ed il Parlamento, titolari rispettivamente del potere esecutivo e del potere legislativo. Il Re
restava titolare di prerogative che gli consentivano di partecipare all'esercizio della funzione
legislativa attraverso la sanzione delle leggi approvate dal Parlamento, di quella
giurisdizionale attraverso la nomina dei giudici ed il potere di concedere grazie e commutare
pene. Inoltre il monarca aveva il potere di nominare i ministri, che erano suoi diretti
collaboratori.
La monarchia costituzionale si basava perciò sull'equilibrio che si veniva a creare tra
due centri di potere - il re ed il parlamento- ciascuno dei quali si basava su un diverso
principio di legittimazione politica. Da una parte il principio monarchico- ereditario, dall'altro
principio elettivo, sia pure circoscritto ai cittadini più abbienti e istruiti.
Con l'ascesa graduale della classe borghese si assiste ad una graduale evoluzione della
monarchia costituzionale che si è trasformata in forma di governo parlamentare.
Quest'ultima storicamente si è affermata allorché tra il re e il parlamento si è inserito un terzo
organo, e cioè il Governo o Gabinetto, legato da un rapporto di fiducia con il parlamento il
quale poteva costringerlo alle dimissioni votando la sfiducia.
La forma di governo parlamentare ha conosciuto fasi distinte. Il sistema parlamentare delle
origini era un parlamentarismo dualista, dove il potere esecutivo era ripartito tra il Capo
dello Stato e il Governo(esecutivo bicefalo); il governo doveva avere una doppia fiducia,
quella
del re è quella del parlamento; a garanzia dell'equilibrio tra potere esecutivo e potere
legislativo,
al Capo dello Stato era riconosciuto il potere di scioglimento anticipato del Parlamento.
Il dualismo rifletteva un determinato equilibrio sociale, per cui da una parte c'era il
monarca che costituiva punto di riferimento delle classi aristocratiche e dall'altra parte c'era il
Parlamento che rappresentava gli interessi della borghesia.
Quest'equilibrio però gradualmente si è modificata a vantaggio della classe borghese.
Questa
seconda fase ha visto l'affermazione del parlamentarismo monista, in cui il Governo ha un
rapporto di fiducia esclusivamente con il Parlamento e il Capo dello Stato è relegato in un
ruolo di garanzia e perciò assolutamente estraneo al circuito di decisione politica.
Il parlamentarismo è diventato, così, monista perché il potere di direzione politica si è
concentrato nel sistema Parlamento-Governo, intimamente legati grazie al rapporto di
fiducia.
Le forme di governo nella democrazia pluralista ed il sistema dei partiti
Nello Stato di democrazia pluralista il funzionamento della forma di governo è
influenzato dalla presenza di una pluralità di partiti e gruppi organizzati, che costituiscono
l'elemento maggiormente caratterizzante questa forma di Stato.
Quando parliamo di sistema dei partiti intendiamo riferirci essenzialmente al numero
di partiti ed al tipo di rapporto che si instaura tra di essi. In particolare, la Scienza politica ha
classificato i sistemi politici tenendo conto non solo del numero dei partiti, ma anche del
potenziale di coalizione e di condizionamento di ciascun partito che è connessa alla
rispettiva
ideologia.
·Quando è molto elevata la distanza ideologica tra i partiti si dice che il sistema
politico è ideologicamente polarizzato. In questo caso diminuiscono le possibilità di
aggregazione tra i partiti, e addirittura ve ne sono alcuni che non possono essere
aggregati a nessuna coalizione (partiti antisistema). Pertanto il sistema funziona
basandosi su una molteplicità di poli politici (sistema multipolare).
·Diversa è la situazione di quei sistemi politici in cui le distanze ideologiche tra i partiti
sono ridotte, con la conseguenza che ciascuno di essi ha un elevato potenziale di
coalizione. In questo caso anche se il sistema è pluripartitico, esso finisce per
imperniarsi su due poli (sistema bipolare). Di conseguenza, la competizione elettorale
è vissuta come competizione tra due poli politici, pertanto, dalle elezioni emerge con
chiarezza la coalizione di partiti che ottiene la maggioranza e che pertanto esprimerà il
Governo.
·Il sistema bipolare può avere modalità di funzionamento simili a quelle di un sistema
bipartitico, dove essendoci due soli partiti le elezioni diventano una competizione tra
due forze alternative (l'esempio classico è la Gran Bretagna con i conservatori ed i
laburisti).
Il sistema parlamentare e le sue varianti
Forma di governo parlamentare e razionalizzazione del potere
La forma di governo parlamentare si caratterizza per l'esistenza di un rapporto di
fiducia tra Governo e Parlamento: il primo costituisce emanazione permanente per il
secondo, il
quale può costringerlo alle dimissioni votandogli contro la sfiducia. Se il parlamento è
bicamerale, occorre distinguere i sistemi costituzionali in cui la fiducia può essere votata da
ciascuna camera (così in Italia), da quelli in cui il rapporto di fiducia intercorre con una sola
camera, la "camera politica",(così in Germania).
Con l'espressione razionalizzazione del parlamentarismo si indica la tendenza a
tradurre in disposizioni costituzionali scritte le regole sul funzionamento del sistema
parlamentare. La razionalizzazione del parlamentarismo ha avuto come obiettivo prevalente
quello di garantire la stabilità del Governo, la sua capacità di realizzare l'indirizzo politico
prescelto, nell'ambito di un sistema costituzionale che comunque tutela le minoranze
politiche.
Per comprendere il funzionamento della forma di governo parlamentare è necessario
distinguere il parlamentarismo maggioritario dal parlamentarismo compromissorio.
Il parlamentarismo maggioritario (o a prevalenza del Governo) si caratterizza per la
presenza di un sistema politico bipolare con due partiti o due poli fra loro alternativi. In
questo
modo le elezioni permettono di dare vita ad una maggioranza politica, il cui leader va ad
assumere la carica di Primo ministro (o Cancelliere o Presidente del Consiglio: la
terminologia
costituzionale varia per indicare il Capo del Governo); pertanto il ministro gode della forte
legittimazione politica che deriva dall'investitura popolare ed il Governo ha il sostegno di
una maggioranza politica che, di regola, lo sostiene per tutta la durata della legislatura. È
importante sottolineare come in questi sistemi l'elettore formalmente non vota per il Primo
ministro, ma per i candidati al Parlamento nel suo collegio elettorale; ma poiché ciascun
partito (nei sistemi bipartitici)o ciascuna coalizione (nei sistemi bipolari) si presenta alla
competizione elettorale con un leader che assumerà, nel caso di vittoria, la carica di Primo
ministro, l'elettore sa che, votando per il candidato al Parlamento, esprime la sua preferenza
per la persona che dovrà assumere la carica di Primo ministro.
Al partito od alla coalizione di partiti che costituisce la maggioranza politica, si
contrappone il partito o la coalizione di partiti di minoranza, che costituisce l'opposizione
parlamentare. Quest'ultima esercita un controllo politico sul Governo e la maggioranza. La
funzione di opposizione trova un fondamento normativo in regole consuetudinarie e nei
regolamenti parlamentari ed in Gran Bretagna è istituzionalizzata a tal punto da dare vita ad
un Gabinetto ombra(Shadow Cabinet).
Il parlamentarismo a prevalenza del Parlamento è caratterizzato da un sistema politico
che opera seguendo un modulo multipolare. Le elezioni non consentono agli elettori di
scegliere
né la maggioranza né il Governo. Piuttosto sono i partiti dopo le elezioni a concludere degli
accordi attraverso cui si forma la maggioranza politica e si individua la composizione del
Governo e della persona che dovrà assumere la carica di Primo ministro. Il governo può
contenere esponenti di tutti partiti che fanno parte della maggioranza (Governo di
coalizione) oppure può avere l'appoggio esterno dei partiti che gli votano la fiducia.
In certi sistemi la procedura parlamentare è regolata in modo tale da favorire la ricerca
del compromesso tra maggioranza e minoranza. Attraverso il compromesso parlamentare,
partiti espressione di ideologie in radicale contrasto possono coesistere pacificamente e, a
lungo andare costruire, poco alla volta, quella fiducia reciproca che inizialmente non
esisteva.
In questo caso il sistema può essere denominato parlamentarismo compromissorio. Il
parlamentarismo compromissorio comporta la garanzia del pluripartitismo e la competitività
fra i partiti durante la campagna elettorale; le elezioni servono a contare il consenso di cui
ciascun partito gode nel Paese e quindi ad individuarne la forza politica.
Presidenzialismo
La forma di Governo presidenziale è quella in cui il Capo dello Stato (chiamato
Presidente):
·è eletto dall'intero corpo elettorale nazionale;
·non può essere sfiduciato da un voto parlamentare durante il suo mandato, che ha
una durata prestabilita; ·presiede e dirige i Governi da lui nominati.
Questo è il caso di Stati Uniti d'America: qui il Presidente ed il vice-presidente sono
eletti per un mandato di quattro anni, attraverso una procedura che solo formalmente è a
doppio grado: in ogni Stato sono eletti gli "elettori presidenziali", i quali successivamente
sono riuniti in un collegio ad hoc che procede alla scelta del Presidente e del
vice-presidente.
Ma poiché i due grandi partiti (repubblicano e democratico) hanno già in precedenza
individuato i propri candidati, significa che l'elettore nell'ambito di ciascuno Stato,
formalmente vota per l'elettore presidenziale, mentre in realtà esprime la sua preferenza per
il
candidato alla Presidenza.
Perciò il Presidente degli Stati Uniti d'America gode della forte legittimazione politica
che deriva dall'investitura popolare diretta. Non esiste un organo chiamato Governo: i
collaboratori, chiamati Segretari di Stato, quando sono riuniti formano il cosiddetto
Gabinetto, privo di qualsiasi rapporto con l'Assemblea.
Di fronte al Presidente c'è il Parlamento, che prende il nome di Congresso, che ha struttura
bicamerale. Le camere sono: il Senato e la Camera dei rappresentanti. Il congresso è
titolare del
potere legislativo, approva il bilancio animale, può mettere in stato d' accusa il Presidente,
per
tradimento, corruzione o altri gravi reati. Presidente e Congresso sono reciprocamente
indipendenti. In particolare il Presidente ha il potere di veto sospensivo delle leggi
approvate dal Congresso.
Il sistema si caratterizza, dunque, perché il Presidente, Capo del Governo, trae la sua
legittimazione direttamente dalla collettività nazionale, così come il Parlamento. A questa
legittimazione politica, corrisponde una disciplina costituzionale dei rapporti tra i poteri che
consacra e garantisce la separazione dei due poteri: il Presidente è separato dal sostegno
parlamentare, visto che non esiste il voto di sfiducia, con la conseguenza che resta in carica
indipendentemente da questo sostegno; di contro, il Presidente non ha strumenti giuridici
per
superare l'ostilità del Parlamento, in quanto non dispone del potere di scioglierlo
anticipatamente. Di conseguenza, si determina un dualismo paritario tra Presidente e
Parlamento (che è proprio l'opposto del monismo del sistema parlamentare, in cui Governo
e
Parlamento sono strettamente collegati per via del rapporto di fiducia e della maggioranza
parlamentare).
Semipresidenzialismo
La forma di Governo semipresidenziale si caratterizza per i seguenti elementi
costitutivi:
·il Capo dello Stato (chiamato Presidente) è eletto direttamente dal corpo elettorale
dell'intera nazione e dura in carica per un periodo prestabilito;
·il Presidente è indipendente dal Parlamento, perché non ha bisogno della sua fiducia,
tuttavia non può governare da solo, ma deve servirsi di un Governo, da lui nominato;
·il governo deve avere la fiducia del Parlamento.
Perciò, in tale sistema c'è una struttura diarchica o bicefala del potere di governo, che,
infatti, ha due teste: il Presidente della Repubblica e il Primo ministro. Quest'ultimo fa parte
di un governo che deve avere la fiducia del Parlamento, mentre il Presidente trae la sua
legittimazione direttamente dall'elezione popolare e perciò non ha bisogno della fiducia
parlamentare.
Questa struttura duale del potere di governo, con le sue due teste, consente diversi
equilibri della forma di governo, che può vedere ora la prevalenza del Presidente, ora del
Primo ministro e della sua maggioranza. Perciò, sistemi costituzionali riconducibili al
modello semipresidenziale hanno tra loro notevoli differenze, con la conseguenza che è
opportuno distinguere forme di governo semipresidenziale a Presidente forte (dove il
Presidente, in
quanto leader della maggioranza parlamentare può indirizzare sia il Governo, che di essa è
espressione, che il Parlamento) e forme di governo semipresidenziale a prevalenza del
Governo
(dove il ruolo del Presidente si riduce a quello di garanzia).
Altre forme di governo contemporanee
L'analisi delle forme di governo termina con l'esame di alcune che hanno avuto una
diffusione particolarmente ridotta. Esse sono:
·la forma di governo neoparlamentare, che si caratterizza per il rapporto di fiducia tra
Governo e Parlamento, l'elezione popolare diretta del Primo ministro, l'elezione
contestuale di Primo ministro e Parlamento e il "Governo di legislatura" (dove un
eventuale crisi di governo comporta lo scioglimento del Parlamento e nuove elezioni
per l'Assemblea e per il Primo ministro).L'unico esempio è Israele.
·La forma di governo direttoriale, adottata solamente dalla Confederazione svizzera,
che si caratterizza per la presenza, accanto al Parlamento, di un direttorio(formato da
cinque membri, eletto ma non revocabile dal primo, che svolge contemporaneamente
le funzioni di governo di capo di Stato).
I sistemi elettorali e la legislazione di contorno
La legislazione elettorale
Nella legislazione elettorale confluiscono tre diverse componenti:
a) le norme che stabiliscono i soggetti che godono dell'elettorato attivo;
b) le regole sul sistema elettorale, che stabiliscono i meccanismi attraverso cui i voti espressi
degli elettori si trasformano in seggi parlamentari;
c) la legislazione elettorale di contorno, formata da quelle regole che stabiliscono le modalità
di svolgimento delle campagne elettorali, i modi di finanziamento della politica, il regime
dell'ineleggibilità e delle incompatibilità parlamentari, per garantire la lealtà della
competizione elettorale, la parità tra i concorrenti e impedire il conflitto d'interessi tra la
carica di parlamentare e altri ruoli occupati dal medesimo soggetto nella società.
L'elettorato attivo e passivo
L'art. 48 Cost. afferma che sono elettori i cittadini, uomini e donne, che hanno
raggiunto la maggiore età. Questa norma disciplina il cosiddetto elettorato attivo, cioè la
capacità di votare. Esso è subordinato al possesso di due requisiti positivi: la cittadinanza
italiana e la maggiore età (la stessa con riduzione, però, prescrive per l'elezione del senato
un'
età più elevata, quella di 25 anni ex art. 58 Cost.). Anche i detenuti, che non siano incorsi in
una causa di incapacità elettorale, sono ammessi a votare nel luogo di detenzione, mentre i
malati possono votare negli ospedali e nelle case di cura. L'elettorato attivo viene escluso ai
sensi dell'art. 48.3 Cost. per cause di incapacità civile
(minori e incapaci), per effetto di sentenze penali irrevocabili (per esempio delitti fascisti o il
compimento di un numero considerevole di delitti e contravvenzioni che portano, però, alla
sospensione per cinque anni del diritto di voto), per cause di indennità morale (i falliti, finché
dura lo stato di fallimento, coloro che sono sottoposti alle misure di prevenzione di polizia,
coloro che sono sottoposti all'interdizione temporanea dei pubblici uffici. Invece, i condannati
a pena che comporta l'interdizione perpetua dai pubblici uffici sono esclusi in via definitiva
dal diritto di voto).
Secondo l'art.48.2 Cost. il voto è: personale (è escluso il voto per procura), eguale
(esclude la possibilità che a certi soggetti sia attribuito il voto plurimo), libero (perché è si
considera reato l'elargizione di denaro e di cibo nell'imminenza delle elezioni), segreto
(fanno
eccezione i ciechi), dovere civico ( che non implica l'obbligatorietà giuridica del diritto di voto
e
non prevede sanzione per chi non esercita il diritto di voto).
Anche i cittadini italiani residenti all'estero hanno diritto di voto per l'elezione del
Parlamento. Una recente legge di revisione costituzionale (legge Cost.1/2000) ha istituito la
circoscrizione Estero, dove i cittadini residenti all'estero dovranno votare e nella quale
vengono eletti dodici deputati e sei senatori (il numero complessivo dei deputati e dei
senatori rimane invariato).
Dall'elettorato attivo va distinto l'elettorato passivo, che consiste nella capacità di
essere eletto. Quest'ultima pone una restrizione concernente l'età: per essere eletti alla
Camera
dei deputati occorre avere compiuto 25 anni (art.56.3), mentre per essere eletti al senato
occorre avere almeno 40 anni (art.58.2).
Ineleggibilità e incompatibilità parlamentari
Ineleggibilità si ha quando un cittadino, pur godendo del diritto di elettorato passivo, non
possa essere eletto a cagione di una situazione di inopportunità indicata dalla legge e
preesistente allo svolgimento delle elezioni. Vi sono tre categorie di cause di ineleggibilità:
1. la titolarità di particolari uffici pubblici. Consiglieri regionali, presidenti delle giunte
regionali, i sindaci dei comuni con popolazione superiore ai 20.000 ab., i capi di gabinetto
dei ministri, i commissari del governo presso le regioni, i prefetti o chi ne fa le veci, i vice
prefetti e i funzionari di pubblica sicurezza, etc.
2. Qualora il soggetto abbia un rapporto di impiego con altri stati: addetti alle
ambasciate, legazioni e consolati esteri.
3. Situazioni di vincolo economico finanziario che legano determinati cittadini allo
stato. I rappresentanti, amministratori e dirigenti di società e imprese volte al profitto di
privati e sussidiate dallo Stato con sovvenzioni continuative, quando tali sussidi non
siano concessi con legge dello stato.
Vi è poi il caso di ineleggibilità relativa, limitata solo ad alcune circoscrizioni elettorali. Per
generali, ammiragli e ufficiali superiori delle forze armate ineleggibili nella circoscrizione del
loro comando territoriale.
Incompatibilità si ha quando vengono ricoperti determinati uffici pubblici e allora è
necessario optare fra la carica precedentemente posseduta e quella di parlamentare. Ad es.
non si può essere contemporaneamente senatore e deputato (art. 65.2 Cost.), parlamentare
componente del Consiglio Superiore della Magistratura (art. 104.7 Cost.), parlamentare e
giudice della Corte costituzionale (art. 135 Cost.), Presidente della Repubblica e qualsiasi
altra
carica (art. 84.2 Cost.).
Sul piano degli effetti, le cause di ineleggibilità hanno natura invalidante; mentre le cause di
incompatibilità possono essere rimosse attraverso l0opzione da parte dell’interessato fra le
due cariche.
Disciplina delle campagne elettorali
Dura fino al giorno precedente a quello delle elezioni – è disciplinata dalla c.d. Legge sulla
“par condicio”. A tal fine viene prevista l’obbligatorietà dell’offerta di programmi di
comunicazione politica (dibattiti,tribune politiche, ecc.) da parte delle emittenti
radiotelevisive e radiofoniche pubbliche secondo criteri che assicurino a tutti i soggetti politici
imparzialità ed equità quanto all’accesso a tali servizi.
La comunicazione politica nelle sue varie forme (tribune politiche, dibattiti,contraddittori tra i
candidati, interviste, ecc.) è regolata attraverso un riparto preciso degli spazi tra tutti i
competitori secondo criteri ispirati alla parità di trattamento, all’obbiettività, alla completezza
ed all’imparzialità dell’informazione.
I sistemi elettorali
Il sistema elettorale è il meccanismo attraverso cui i voti espressi dagli elettori si trasformano
in seggi. Il sistema elettorale si compone di tre parti:
1. Il tipo di scelta che spetta all’elettore, che può essere categorica (l’elettore opera
una scelta secca) o ordinale (può esprimere un ordine di preferenze come nel c.d. voto
trasferibile, dove l’elettore esprime un voto “principale” ed uno o più voti “ausiliari”,
destinati al secondo candidato della scheda, nel caso in cui il primo candidato abbia
già raggiunto in numero di voti necessario per essere eletto).
2. Il collegio, che è una circoscrizione territoriale chiamata ad eleggere uno o più
candidati.
I collegi si dicono uninominali quando il loro numero è pari a quello dei seggi da
assegnare o, in altri termini, quando ogni collegio è chiamato ad eleggere un solo
candidato.
I collegi si dicono plurinominali quando il loro numero è inferiore al numero dei seggi,
per cui avremo che ad ogni collegio vengono assegnati più seggi (e, di conseguenza,
ogni collegio procederà all’elezione di più candidati).
Di regola, il collegio uninominale si accoppia con il sistema maggioritario ed il collegio
plurinominale con il sistema proporzionale.
3. La formula elettorale, che è il meccanismo attraverso cui si procede, sulla base
dei voti espressi, alla ripartizione dei seggi tra i soggetti che hanno partecipato alla
competizione elettorale.
Tenendo conto della formula elettorale i sistemi elettorali si distinguono in maggioritari e
proporzionali.
· Sistema elettorale maggioritario: con esso si vuole accertare soltanto la volontà
espressa dalla maggioranza; i seggi attribuiti al collegio si assegnano ai candidati che
abbiano ottenuto la maggioranza dei voti – vantaggio: maggiore stabilità
politica.
Nell’ambito dei sistemi maggioritari occorre distinguere due ipotesi:
a) se è richiesta la maggioranza assoluta:in questo caso per vincere
occorre la metà + 1 dei voti validi. Se nessun candidato la raggiunge,di
regola, è previsto un secondo turno di votazione, alla quale accedono i due
candidati risultati più votati al primo turno o tutti i candidati che hanno
conseguito una percentuale minima di voti. Al secondo turno è eletto il
candidato che ottiene più voti.
b) Se è richiesta la maggioranza relativa, è eletto semplicemente chi
ottiene più voti.
· Sistema elettorale proporzionale: con esso si tiene conto anche della volontà
espressa dalla minoranza; conseguentemente i seggi vengono assegnati alle varie
forze politiche in proporzione dei voti conquistati su scala nazionale – vantaggio:
maggiore rappresentatività delle assemblee elettive.
A differenza di quelli maggioritari, si tiene conto, ai fini della ripartizione dei seggi,
di tutte le liste di candidati che abbiano ottenuto una quantità di voti almeno pari
ad una percentuale minima che prende il nome di quoziente elettorale. Pertanto, i
seggi in palio non saranno attribuiti tutti alla lista che ottiene più voti, ma verranno
ripartiti tra le varie liste in relazione alla rispettiva consistenza numerica.
Le formule elettorali proporzionali più utilizzate sono:
· il metodo d'Hont o (delle divisioni successive) che funziona nel modo
seguente: si divide la cifra elettorale (che è il totale dei voti riportati da ciascuna lista
nel collegio) prima per uno, poi per due, quindi per 3,4, fino al numero dei seggi da
coprire. Quindi si scelgono fra il quoziente così ottenuti i più alti in numero eguale a
quello dei deputati da eleggere e si collocano in una graduatoria decrescente.
ESEMPIO: I nostri dati sono: [(A,B,C) sono le liste; 6 sono i seggi; A=1500 (cifra elettorale);
B=900; C=700.]. Dividendo A, B, C prima per 1, poi per 2 e così via, fino a 6, otterremo i
seguenti quozienti: A (1500,750,500,375,300,250); B (900,450,300,225,180,150); C
(700,350,233,175,146,116). La graduatoria sarà:
A(1500),B(900),A(750),C(700),A(500),B(450). I seggi : 3 ad A; 2 a B; 1 a C.
· il metodo del quoziente, invece, funziona nel modo seguente ed esistono due
metodologie di calcolo:in generale, si divide la cifra elettorale generale (A+B+C) per il
numero dei seggi e si ottiene il quoziente elettorale. Si calcola la cifra elettorale di
ciascuna lista che è uguale al totale dei voti validi conseguiti dalla lista e si divide per
il quoziente elettorale. Il risultato rappresenta il numero dei seggi spettanti alla lista.
ESEMPIO: I nostri dati sono: [10 sono i seggi; (A+B+C=1000) sono la cifra elettorale
generale; (1000:10=100) è il quoziente elettorale; (A=466, B=351, C=183) sono la cifra
elettorale di ciascuna lista.]. Dividendo A(466), B(351), C(183) per 100(quoziente
elettorale) otterremo A=46,6= 4 seggi; B=35,1=3 seggi; C=18.3=1 seggio.
Questo è il metodo del quoziente dei più forti resti, ma può portare a non attribuire
alcuni seggi (nel nostro esempio 2 seggi non sono stati attribuiti).

Se si usa il metodo del quoziente rettificato bisogna ripetere l'operazione


aggiungendo un’unità al numero dei seggi per abbassare il quoziente elettorale e
ridurre i resti.
In conclusione, un sistema maggioritario ha un effetto selettivo, nel senso che l'accesso alle
aule
parlamentari viene consentito esclusivamente a chi ottiene più voti nei collegi, e quindi
solamente alle forze politiche maggiori. Invece, tutte le forze minori che non raggiungono la
maggioranza nei singoli collegi, non avranno rappresentanza parlamentare. Viceversa i
sistemi proporzionali garantiscono l'accesso in Parlamento anche alle minoranze politiche,
sicché si può dire che essi hanno un effetto proiettivo.
Il sistema di elezione del Parlamento in Italia
La Costituzione si limita a stabilire che le due Camere (dei Deputati e del Senato) sono
elette a suffragio universale e diretto e che le elezioni per quella del Senato si svolgono su
base regionale. La fisionomia dei sistemi di elezione è quindi lasciata alla legge ordinaria (al
Parlamento).
Sino al 93 le due Camere del Parlamento erano elette con un sistema proporzionale.
Recentemente tale sistema è stato messo sotto accusa perché ritenuto causa fondamentale
delle disfunzioni del sistema italiano, in quanto alimentava la frammentazione e ostacolava
la governabilità.
Grazie ad alcuni referendum (importante quello del 93, che fece registrare il più alto
numero di sì), con una legge del '93 s'introdusse un sistema maggioritario con correzione
proporzionale.
A. Sistema elettorale per la Camera dei Deputati: con la legge del '93
s'introdusse un sistema maggioritario con correzione proporzionale. I 630 seggi
sono divisi in 2 quote: una pari al 75% (475 seggi) assegnati con il maggioritario in
collegi uninominali(dove si vota 1 sola persona ed è eletto deputato chi ottiene + voti
in ogni collegio; l’altra pari al 25% (143 seggi meno i 12 assegnati alla “circoscrizione
Estero”) eletti con il proporzionale con sbarramento del 4%.
Il territorio italiano è diviso in 26 circoscrizioni elettorali (diversi dai collegi) , la
maggioranza delle quali corrisponde al territorio di una regione, tranne Lombardia
che ne ha 3, Veneto, Piemonte,Lazio,Campania e Sicilia che ne hanno 2. I seggi sono
ripartiti tra le circoscrizioni in base al numero degli abitanti risultanti dall'ultimo
censimento. Il numero dei deputati può quindi variare da un’elezione all'altra in
base ai movimenti demografici. I seggi di ogni circoscrizione vengono divisi in 2
gruppià 75% maggioranza, 25% proporzionale. La Valle d'Aosta ha un seggio solo
con maggioritario. Le votazioni per il maggioritario e il proporzionale si svolgono
contemporaneamente, con 2 schede:una per l’elezione del candidato al collegio
uninominale, l’altra per l’attribuzione dei seggi col metodo proporzionale.
· Elezione del 75% maggioritario: per eleggere i 475 deputati, il
territorio di ogni circoscrizione è diviso in collegi uninominali tanti quanti
sono i deputati da eleggere con sistema maggioritario. Ogni collegio elegge
un solo deputato. Chiunque si può candidare a 2 condizioni:
1)la presentazione deve essere sottoscritta da almeno 500 cittadini di quel collegio,
2) la candidatura deve essere collegata ad 1 o + partiti.
È possibile che più patiti si associno (max 5) per presentare 1 candidato. Non
ci si può candidare in + collegi. Finite le votazioni, le schede vengono
scrutinate e si sommano i voti. Viene eletto deputato che ha ottenuto + voti.
Non è richiesta alcuna maggioranza, quindi un candidato può vincere con il
30 % dei voti.
· Elezione del 25% proporzionale: viene presentata una lista di
candidati che può comprendere un numero di candidati pari ad 1/3 dei
deputati da eleggere in quella circoscrizione. Possono essere inclusi anche
quei candidati presentati nei collegi uninominali (col maggioritario). Ogni
elettore esprime la sua preferenza per il partito e non per il candidato, i voti
ottenuti da ogni partito in ciascuna circoscrizione vengono sommati a livello
nazionale, una volta eliminati i partiti che non hanno raggiunto il 4 %
(clausola di sbarramento) e messo in atto lo scorporo (serve per correggere i
risultati ottenuti col maggioritario, i partiti già eletti subiscono una
penalizzazione), vengono assegnati i seggi sul piano nazionale alle liste in
proporzione alle cifre elettorali di ciascuna.
Per designare i deputati eletti si segue l'ordine delle liste presentate nelle
singole circoscrizioni. L'ordine dei candidati è quindi importante e questo è
un grosso potere in mano ai partiti che decidono le liste.
Si va alle elezioni suppletive, se il seggio di un deputato, in un collegio
uninominale, diventa vacante (x morte o dimissioni), viene indetta una nuova
elezione in quel collegio entro 90 gg. dalla data della vacanza. Se il seggio
vacante appartiene alla quota eletta con il proporzionale subentra il primo dei
non eletti.
Per ripartire i seggi si procede nel seguente modo. L’Ufficio centrale
circoscrizionale (Corte d’Appello o Tribunale di riferimento) proclama eletto
in ciascun collegio uninominale il candidato che ha ottenuto più voti , mentre
per assegnare i seggi residui con metodo proporzionale si usa la formula
elettorale proporzionale del metodo del quoziente rettificato.
B. Il sistema elettorale per il senato: introdotto con il referendum del 1993, è
molto simile a quello della camera, infatti anche qui i 315 seggi del senato sono
assegnati con il 75% al metodo maggioritario e il 25% a quello proporzionale. La
principale differenza è che l'elettore ha a disposizione una sola scheda, quella per
scegliere il candidato nell'ambito del proprio collegio. La ripartizione del 25%
proporzionale avviene sulla base dei risultati di quell'unica elezione sommati a
livello regionale. I seggi sono assegnati alle regioni in proporzione alla popolazione.
Nessuna regione può avere un numero minore di 7 senatori, tranne il Molise con 2 e
Aosta con 1. I seggi assegnati vengono divisi in 2 gruppi: i 3/4 (232) sono destinati
all'elezione diretta dei collegi, 1/4 (83) alla distribuzione proporzionale. Le regole per
l'elezione nei collegi sono simili a quelli della Camera: ogni Regione è
divisa in tanti collegi quanti sono i senatori da eleggere col maggioritario. Viene
eletto senatore il candidato con + voti.
Si passa, poi, ad eleggere i senatori col proporzionale: i voti ottenuti da ogni singolo
partito nei collegi viene sommato a livello regionale e si dividono i seggi in modo
proporzionale tra i vari patiti.
Vengono eletti senatori i primi non eletti nei collegi uninominali.
In questo sistema non è previsto lo sbarramento, anche se bisogna osservare che
l'assegnazione, fatta a livello regionale, esclude i partiti + piccoli. I piccoli partiti che
rischiano di non ottenere nessun senatore se non si alleano con partiti + grandi o tra i
loro.
Esaurite le votazioni il Presidente dell’Ufficio elettorale circoscrizionale proclama
eletto per ciascun collegio il candidato con più voti, mentre per l’assegnazione dei
seggi residui con metodo proporzionale l’Ufficio elettorale regionale procede col
metodo d’Hont.
Le conseguenze delle nuove leggi elettorali: sono state applicate 2 volte, nelle elezioni del
94 e del 96.
Lo scopo era di favorire alleanze e coalizioni tra partiti per garantire una maggiore stabilità.
Per le elezioni nei collegi uninominali (75%) i partiti si sono schierati in 2 coalizioni
principali: una di sinistra ed una di destra.
Ogni coalizione ha presentato un candidato. In queste elezioni alcuni partiti hanno preferito
rimanere fuori dalle coalizioni ed hanno presentato i propri candidati. Per quelle invece
della quota proporzionale, tutti i patiti si sono presentati per conto proprio e solo 7 nel 94 e
8 nel 96 hanno superato lo sbarramento del 4%. Il sistema ha però, nel complesso,
permesso
la formazione di una maggioranza di Governo.
Nel 94 di destra (polo delle libertà) con la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera. Nel
96 la coalizione di sinistra (ulivo). Tutte e due erano comunque fragili per la presenza di
partiti con posizioni diverse.
I sistemi elettorali non possono fare i miracoli, possono solo indurre i partiti ad allearsi, ma
non possono cancellare le divisioni presenti nella società.
La qualità di parlamentare si acquista all'atto della proclamazione degli eletti che costituisce
l'atto finale del procedimento elettorale. Tale acquisizione è però ancora provvisoria in
quanto subordinata alla c.d. verifica dei poteri, (art. 66 Cost.) ossia il controllo effettuato
dalla stessa camera di appartenenza sulla legittimità delle operazioni elettorali e l'inesistenza
di fattori di ineleggibilità e incompatibilità.

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