CAPITOLO 8
LE CRISI GLOBALI E IL FUTURO DELLA GLOBALIZZAZIONE
1. La Guerra al Terrore e l'Amministrazione di George W. Bush
La crisi dell'11 settembre 2001 ha segnato un cambiamento radicale nelle politiche globali, con
l'amministrazione Bush che lanciò la "guerra al terrore". Questo conflitto ha avuto una portata
globale, dando inizio a guerre in Afghanistan e Iraq, nonché a politiche di contrasto al terrorismo in
tutto il mondo. Sebbene Bush avesse proclamato che il conflitto sarebbe stato lungo e globale, la sua
continuazione sotto la presidenza di Barack Obama non ha fatto che consolidare la guerra contro al-
Qaida e gruppi afini. Nonostante Obama avesse promesso di chiudere la prigione di Guantanamo, le
sue politiche sono rimaste sostanzialmente invariate. Ciò ha evidenziato un paradosso, dove, pur
ritirandosi da alcuni conflitti, la "guerra al terrore" ha continuato a essere una parte cruciale della
politica estera americana.
2. La Crisi Finanziaria Globale e le Sue Ripercussioni
La crisi finanziaria globale del 2008 ha avuto effetti devastanti sull’economia mondiale, e sebbene
gli Stati Uniti abbiano mostrato segni di recupero, l'Europa e molti altri paesi sono rimasti intrappolati
in una lunga stagnazione. La crisi ha mostrato quanto le economie nazionali siano interconnesse e
vulnerabili a shock sistemici. Le disuguaglianze economiche sono aumentate, e la scarsità di risorse
ha alimentato tensioni politiche e sociali. L'impossibilità di risolvere in modo soddisfacente la crisi
ha esacerbato la sfiducia nei confronti delle istituzioni globali e ha dato spazio a movimenti estremisti
e nazionalisti, che contestavano l'egemonia del sistema economico neoliberista e l'imperialismo
economico degli Stati Uniti.
3. Le Nuove Crisi Globali e la Globalizzazione
Tra queste:
- Cambiamento climatico e degrado ambientale: La crescente crisi ambientale non è solo una
questione ecologica, ma anche sociale e politica, dato che le sue conseguenze sono più gravi
per i paesi poveri e per le regioni vulnerabili.
- Disparità economiche crescenti: La disuguaglianza tra ricchi e poveri, sia all'interno dei
singoli stati che tra paesi, è uno dei temi centrali della globalizzazione. La continua
concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi alimenta malcontento e conflitti sociali.
- Migrazioni forzate: Le pressioni migratorie, alimentate da conflitti, instabilità politica e
disastri ambientali, sono un altro grande tema della globalizzazione. Le migrazioni massicce
portano a sfide enormi per le politiche internazionali e nazionali, creando crisi umanitarie e
politiche in molte regioni.
- Pandemie globali: La diffusione di malattie infettive come l'AIDS, la SARS e l'H1N1 ha
mostrato come le malattie possano rapidamente diventare una minaccia globale, enfatizzando
la necessità di una cooperazione internazionale in ambito sanitario.
- Conflitti culturali e religiosi: La crescente interconnessione culturale può anche aggravare
conflitti identitari e culturali, con guerre civili, intolleranza religiosa e radicalizzazione
ideologica che rappresentano una minaccia per la stabilità sociale e politica.
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L'autore osserva che queste crisi non solo esemplificano l'interconnessione globale, ma mostrano
anche le vulnerabilità derivanti da un sistema globale mal regolato e fortemente diseguale.
4. La Paradossale Risposta al Globalismo e le Contraddizioni Storiche
Un elemento chiave nel capitolo è l'analisi delle risposte storiche alle crisi globali. L'autore fa
riferimento al periodo 1860-1914, quando una precedente fase di globalizzazione, alimentata da
espansione del commercio internazionale e dalla diffusione del capitalismo, ha portato a reazioni
politiche estreme. L'espansione dell'Impero britannico, che imponeva una globalizzazione
imperialista, ha generato una reazione che culminò con il conflitto della Prima Guerra Mondiale.
In modo simile, l'odierna globalizzazione, caratterizzata da un sistema economico neoliberista
guidato dagli Stati Uniti, sta producendo resistenze in molte parti del mondo. La deregolamentazione
dei mercati, l'espansione della cultura consumistica e l'intervento delle grandi potenze economiche
stanno generando una crescente opposizione da parte di chi percepisce questa globalizzazione come
una forma di sfruttamento e oppressione. Questo risveglio di nazionalismo e protezionismo, in alcuni
casi, assume forme violente ed estreme, sia di destra che di sinistra, portando a movimenti populisti
e fascisti che si oppongono all'ordine globale esistente.
5. La Lezione di Karl Polanyi e la Critica al Capitalismo Neoliberista
L'autore attinge dalla teoria di Karl Polanyi, che, nel suo studio sulla storia del capitalismo, affermava
che le crisi sociali derivano proprio dalle politiche economiche liberali che cercavano di liberare i
mercati dalle regolazioni sociali. Polanyi osservava che la globalizzazione del mercato ha separato le
persone dalle loro comunità sociali e ha minato i valori umani fondamentali come la reciprocità e la
solidarietà, spingendo le persone a rispondere con movimenti radicali e protezionisti. Il capitalismo
senza regole, secondo Polanyi, ha portato a turbolenze sociali e politiche, che si sono poi tradotte in
movimenti nazionalisti e totalitari.
L'autore suggerisce che l'analisi di Polanyi è pienamente applicabile al contesto odierno, dove la
globalizzazione neoliberista e il capitalismo di mercato stanno causando disuguaglianze sociali e
politiche. In questo contesto, i paesi sviluppati, guidati dagli Stati Uniti, devono fare i conti con la
crescente opposizione globale a questo sistema, mentre le potenze emergenti come la Cina, l'India e
il Brasile sono diventati protagonisti importanti nel contesto geopolitico.
6. Un "New Deal Globale"
Il capitolo si conclude con una proposta radicale: la necessità di un New Deal Globale che affronti le
crescenti disuguaglianze sociali e politiche. Un nuovo contratto sociale globale potrebbe riequilibrare
il potere e la ricchezza tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo. La solidarietà internazionale
deve diventare un principio cardine, con una forte attenzione alla giustizia sociale, alla protezione
ambientale e alla costruzione di un ordine globale più giusto e democratico.
L'autore avverte che se le crisi globali non vengono affrontate adeguatamente, potrebbero condurre a
conflitti violenti, intolleranza e frammentazione dell'ordine globale. Il futuro della globalizzazione,
quindi, dipende dalla capacità dei leader globali di affrontare le sfide con un'agenda riformista, che
non solo regoli i mercati, ma che costruisca anche un sistema internazionale che tuteli i diritti
universali e promuova la diversità culturale.
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Conclusione
Il capitolo esamina la crisi della globalizzazione nel XXI secolo, evidenziando come le crisi globali,
se non adeguatamente gestite, possano portare a un aumento della divisione politica, della violenza e
della disuguaglianza. Tuttavia, l'autore suggerisce che la globalizzazione possa essere salvata solo
se accompagnata da riforme strutturali che pongano al centro la solidarietà internazionale, la
giustizia sociale e la protezione dei diritti umani.