ANTROPOLOGIA CULTURALE
POPOLI IN MOVIMENTO
La MIGRAZIONE è il trasferimento di un individuo o di una popolazione da una località a
un’altra. LA TEORIA PUSH-PULL (SPINTA – ATTRAZIONE)
MIGRAZIONE INTERNA Trasferimento entro i confini del paese
Nel XX secolo, la migrazione dalle campagne verso le città e stata la principale fonte di
movimento interno della popolazione. Per la teoria push-pull (Spinta – Attrazione) sulla
migrazione della forza lavoro, le zone rurali non possono sostenere l’incremento della
popolazione e delle aspettative di qualità della vita.
Pertanto, la gente che vive in campagna valuta costi e benefici del proprio contesto di vita a fronte di
quello urbano, per poi decidere se trasferirsi o meno in città (agency individuale)
MIGRAZIONE INTERNAZIONALE Trasferimento oltre i confini nazionali
La maggior parte dei migranti internazionali si trasferisce per motivi di lavoro: pertanto, le
dinamiche economiche e politiche contribuiscono a questo tipo di migrazione, dal momento che
incidono sulla domanda di manodopera e sul benessere degli individui
MIGRAZIONE TRANSNAZIONALE Ripetuti spostamenti tra due o più paesi
Nel corso di questi spostamenti, il migrante assume un’identità culturale totalmente nuova.
È anch’essa dovuta principalmente a motivazioni economiche, ed e in grande aumento per via
della globalizzazione. Tuttavia, l’aumento dei tassi di migrazione transnazionale è connesso alla
recente creazione di confini tra diversi stati.
“AUSTRONAUTI” SPAESAMENTO RIMESSE
TIPOLOGIE DI MIGRANTI
I migranti possono essere distinti anche in base alle RAGIONI PER CUI SI TRASFERISCONO:
LAVORATORI MIGRANTI: si trasferiscono per svolgere occupazioni di durata determinata,
senza aver intenzione di stabilirsi permanentemente nel luogo di destinazione. In presenza di
contratti conformi alla legge, tale forma di migrazione è detta migrazione di lavoratori salariati
(Sud-Est Asiatico).
La migrazione circolare e uno schema regolare di trasferimento della popolazione tra due o più
località e può verificarsi all’interno di un paese o interessarne più di uno (America Latina-
campagne di raccolta in Italia)
PROFUGHI: sono individui costretti ad abbandonare le proprie case, comunità o paesi e
trasferirsi altrove. I rifugiati sono individui costretti a trasferirsi all’estero, spesso presso campi
d’accoglienza loro dedicati. I profughi interni sono invece persone costrette a lasciare le loro case
e comunità, ma che restano nel loro paese. Se la migrazione forzata è causata dai progetti di
sviluppo (costruzione di dighe, attività minerarie), è chiamata migrazione da sviluppo, e spesso
comporta la ricezione di un indennizzo per la perdita della casa o della terra
MIGRANTI ISTITUZIONALI: sono individui che si trasferiscono presso un’istituzione sociale, in
modo volontario o meno (monaci, suore, prigionieri, studenti, militari)
POLITICHE E PROGETTI SULLA MIGRAZIONE
I diritti umani garantiti ai migranti variano enormemente tra categorie diverse.
Le questioni cruciali che le POLITICHE E I PROGETTI SULLA MIGRAZIONE devono affrontare
riguardano le legislazioni nazionali e internazionali che favoriscono l’inclusione o l’esclusione
di specifiche categorie di persone. Tuttavia, le legislazioni nazionali che definiscono il numero e le
tipologie d’immigrati che possono essere accolti e che determinano il modo in cui saranno
trattati rispondono quasi sempre a interessi politici ed economici.
Uno dei fattori che maggiormente influenzano le politiche sull’immigrazione è il flusso della forza
lavoro: in tutto il mondo, il lavoro a basso costo e/o illegale dei migranti viene sfruttato per
garantire profitti alle aziende. Chiaramente, l’aumento di questa forza lavoro indebolisce lo status
dei lavoratori stabili. Anche per tal motivo, le diffuse insoddisfazioni delle comunità locali nei
confronti dell’immigrazione si associano spesso ad una “mentalità della sopravvivenza”, la quale
induce a porre limiti all’espansione di certi gruppi di immigrati a causa di una presunta carenza di
risorse. Questa mentalità spiega le recenti espressioni di ostilità da parte di popolazioni
ospitanti in tutto il mondo, decise ad allontanare i migranti al fine di salvaguardare le proprie
titolarità e i propri possedimenti.
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Il tema del rapporto tra migrazione e diritti umani stimola diverse importanti riflessioni, tra le quali vi
e la questione del DIRITTO AL RITORNO, ossia il diritto dei rifugiati a tornare a vivere nella terra
d’origine.
CULTURA E SVILUPPO
Alla base di ogni forma di CAMBIAMENTO CULTURALE vi sono 2 dinamiche:
INVENZIONE : la scoperta di qualcosa di nuovo (che non sempre ha ricadute positive)
DIFFUSIONE : la propagazione della cultura attraverso il contatto, che può avvenire in diversi
modi:
Acculturazione: processo che rende le culture minoritarie più simili a quelle dominanti
Assimilazione: una cultura perde i caratteri specifici della propria identità
TEORIE E MODELLI DI SVILUPPO
MODERNIZZAZIONE: forma di cambiamento caratterizzata da una crescita economica prodotta
dall’industrializzazione, dall’espansione dei mercati e dalle innovazioni tecnologiche. I suoi
obiettivi sono il progresso materiale e lo sviluppo degli individui. Nonostante danneggi l’ambiente
e le culture locali ed accresca la disuguaglianza sociale, la maggior parte dei paesi continua a
favorirla
SVILUPPO FINALIZZATO ALLA CRESCITA: ha l’obiettivo di favorire la crescita economica dei
paesi in via di sviluppo. Secondo questa teoria, gli investimenti finalizzati alla crescita economica
conducono al miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni grazie all’effetto a
cascata: il graduale aumento della ricchezza dei meno abbienti come conseguenza del
benessere di chi ha maggiori risorse economiche. Questi investimenti devono essere finalizzati
all’incremento della produttività economica e alla riduzione del debito pubblico (allocando più
risorse all’aumento della produttività)
SVILUPPO DISTRIBUTIVO : pone enfasi sull’equa distribuzione sociale, soprattutto in termini di
aumento del reddito, istruzione e salute. Secondo tale teoria, l’effetto a cascata non è efficace
poiché non interessa la popolazione indigente, ma, al contrario, aumenta la disuguaglianza sociale
SVILUPPO UMANO : enfatizza gli investimenti atti a migliorare le condizioni di vita delle
popolazioni (Nazioni Unite). Secondo tale approccio, gli investimenti volti a migliorare le
condizioni di vita delle popolazioni producono sviluppo economico, mentre non e sempre vero il
contrario (Kerala)
SVILUPPO SOSTENIBILE : implica strategie finalizzate ad apportare miglioramenti che non
implichino il consumo di risorse non rinnovabili e siano finanziariamente sostenibili nel tempo
APPROCCI ISTITUZIONALI ALLO SVILUPPO
Esistono 2 tipologie di ISTITUZIONI PER LO SVILUPPO che operano su larga scala:
Istituzioni multilaterali: associano numerosi paesi “donatori” (Nazioni Unite, Banca Mondiale)
Istituzioni bilaterali: costituite da solo due paesi, il “donatore” e il “beneficiario”
Molti Paesi hanno altresi dato vita alla sperimentazione di approcci dal basso allo sviluppo, vale a
dire che hanno sostenuto progetti su piccola scala avviati per iniziativa locale (organizzazioni
religiose).
Un PROGETTO DI SVILUPPO implica un insieme di attività finalizzate ad attuare politiche di
sviluppo. Il ciclo del progetto comprende una serie di fasi che vanno dalla pianificazione iniziale
alla conclusione: identificazione del progetto, formulazione, analisi del budget,
implementazione, valutazione.
L’analisi dei progetti di sviluppo mostra quanto sia importante che essi siano culturalmente
compatibili, ossia che nella loro elaborazione si sia tenuto conto della cultura locale.
In tal senso diviene fondamentale la figura dell’ANTROPOLOGO APPLICATO, il quale può svolgere
il suo ruolo di mediatore culturale, utilizzando la propria conoscenza della “cultura del donatore” e
di quella del “beneficiario” per elaborare un progetto culturalmente compatibile e, quindi,
efficace.
La crescente consapevolezza dei danni provocati da molti progetti di sviluppo ha portato alla nascita
dell’ANTROPOLOGIA CRITICA DELLO SVILUPPO. In tale prospettiva, gli antropologi assumono
una “postura critica”, analizzando le motivazioni e benefici di specifici programmi e politiche
per lo sviluppo.
PROBLEMATICHE URGENTI
I POPOLI INDIGENI sono stati spesso danneggiati dallo sviluppo finalizzato alla crescita, così
come in precedenza lo erano stati dal colonialismo. Gli attuali interessi politici ed economici globali e
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nazionali, infatti, comportano spesso l’assunzione del controllo dei territori abitati dai popoli
indigeni.
La categoria delle DONNE, pur essendo diversa da quella dei popoli indigeni in quanto non associata
a un territorio riconoscibile, ha subito i medesimi effetti patiti dalle popolazioni indigene. A ciò si
aggiunge la propensione maschilista dello sviluppo, ossia la tendenza alla definizione di
progetti di sviluppo che individuano gli uomini come beneficiari e non considerano l’impatto
che avranno sulle donne.
Nonostante i grandi progressi ottenuti dalle popolazioni locali e dalle donne nel tentativo di ridefinire
lo sviluppo in modo da ottenere migliori condizioni di vita (progetti di vita), attualmente la quasi
totalità dei finanziamenti per lo sviluppo è ancora riservata a “progetti mastodontici” che portano
più benefici non agli indigenti, ma a chi già possiede risorse.