Capitolo:
L’immigrazione
– La migrazione come fenomeno familiare
Il capitolo mette subito una tesi centrale:
La migrazione non è un fatto individuale, ma un processo profondamente
familiare.
La famiglia:
● è motore della migrazione
● è coinvolta nella decisione
● è trasformata dalla migrazione
Chi parte non smette di appartenere alla propria famiglia. Anche se le cause della partenza
possono essere economiche, politiche o sociali, la motivazione resta sempre familiare.
Spesso è la famiglia che:
● sceglie chi deve partire
● finanzia il progetto migratorio
● stabilisce obblighi reciproci tra chi parte e chi resta
● decide in seguito se ricongiungersi o rientrare
È una vera e propria “investitura familiare”: chi migra porta con sé il mandato della famiglia.
Da qui nasce la doppia prospettiva:
● il punto di vista di chi parte
● il punto di vista di chi resta
Famiglia transnazionale vs famiglia immigrata
● Famiglia transnazionale → membri della stessa famiglia vivono in paesi diversi ma
restano uniti da legami forti.
● Famiglia immigrata → famiglia che si ricostituisce nel paese di arrivo.
Il passaggio da una all’altra è spesso ostacolato da:
● problemi giuridici
● difficoltà economiche
● barriere culturali e psicologiche
I principali canali di ingresso legale (dati OCSE):
1. Ricongiungimento familiare
2. Formazione familiare (matrimonio)
3. Famiglia al seguito
👉 Questo mostra che la migrazione in Europa e in Italia è principalmente familiare, non
individuale.
Le politiche migratorie influenzano la forma delle famiglie
Le leggi dei paesi di accoglienza:
● determinano se e quando una famiglia può ricongiungersi
● influenzano la struttura della famiglia nel tempo
● spesso vedono i migranti come individui isolati (forza lavoro), ignorando la loro
dimensione familiare
Questo ostacola la doppia appartenenza del migrante: al paese d’origine e a quello di arrivo.
La famiglia transnazionale: effetti psicologici e relazionali
La separazione forzata produce:
● stress nei legami affettivi
● trasformazioni delle relazioni familiari
● sofferenza e fragilità
Possibili esiti:
● rotture matrimoniali
● nascita di nuove unioni nel paese di arrivo (spesso coppie miste)
● fenomeno delle “vedove bianche” (donne lasciate sole da mariti emigrati)
Oppure il contrario:
● figli rimasti in patria che faticano a riconnettersi con i genitori emigrati
● sentimenti di abbandono, soprattutto verso la madre
La madre a distanza (tema centrale)
Negli ultimi decenni aumenta il numero di madri che migrano per lavorare nella cura (badanti).
Questo crea uno squilibrio:
● le famiglie del paese ricco beneficiano della loro cura
● le loro famiglie in patria devono riorganizzarsi senza la madre
La cura viene redistribuita tra:
● nonne
● zie
● figlie maggiori
Ma nessuno sostituisce davvero la madre.
Conseguenze:
● conflitti emotivi tra madri e figli
● forte senso di colpa materno
● stigma sociale (la madre è vista come colei che ha abbandonato il suo “compito
naturale”)
Le madri cercano di compensare con:
● telefonate rituali
● videochiamate
● presenza costante a distanza
Ma il ruolo materno resta incompleto.
Il ruolo del padre e dei figli rimasti
Il padre rimasto solo:
● è visto come inadeguato
● viene spesso aiutato da altre donne nella cura dei figli
Le figlie:
● subiscono una precoce adultizzazione
● si occupano della casa e dei fratelli
● maggior rischio di gravidanze precoci
I figli maschi:
● mostrano disagio con comportamenti devianti (alcol, droga, aggressività)
La “circolazione delle cure”
Concetto chiave (Baldassar e Merla):
La cura non è più individuale ma circola nella rete familiare allargata, tra generazioni e paesi
diversi.
È una rete:
● solidale
● ma anche attraversata da tensioni e squilibri di potere
● dove il peso della cura ricade soprattutto sulle donne
Questo porta a una riflessione importante:
Favorire l’arrivo di donne sole (badanti) senza la loro famiglia danneggia a
lungo termine sia loro sia l’integrazione sociale.
Mauri zio Ambrosini parla di “cittadinanza familiare”:
→ diritto della famiglia a vivere unita nello stesso paese.
La famiglia migrante (quando si ricompone nel paese di
arrivo)
Quando la famiglia si ricongiunge:
● i membri hanno status giuridici diversi
● il primo migrante ha più potere (permesso, lingua, rete sociale)
● gli altri dipendono da lui/lei
Questo crea squilibri interni.
Il disagio economico
Il ricongiungimento comporta:
● costo della vita più alto nel nuovo paese
● obbligo morale di continuare a mandare rimesse ai parenti rimasti in patria
Quindi la famiglia migrante vive una doppia pressione economica.
La famiglia migrante – squilibri interni
Quando la famiglia si ricompone nel paese di arrivo:
● i membri hanno status giuridici diversi
● il primo migrante ha più potere (lingua, lavoro, rete, permesso)
● gli altri dipendono da lui/lei
Questo crea gerarchie nuove dentro la famiglia.
Disagio economico
La famiglia migrante vive una doppia pressione:
1. costo della vita più alto nel nuovo paese
2. dovere morale di mandare rimesse in patria
Spesso i migranti finiscono nei lavori delle 5 P: precari, pesanti, pericolosi, poco pagati,
penalizzati socialmente.
👉 Il disagio familiare non deriva solo da differenze culturali, ma da svantaggi economici e
giuridici.
La questione del genere nei ricongiungimenti
Quando migra prima l’uomo:
● la donna che arriva dopo è l’anello debole
● è isolata, senza rete parentale
● nasce la nuclearizzazione forzata della famiglia (mancano nonne, zie, supporti)
Quando migra prima la donna:
● spesso è sola, con un unico reddito
● non può chiedere il ricongiungimento
● alcune si sposano con cittadini autoctoni per ottenere la cittadinanza e riavere i figli
👉 Le norme migratorie modificano direttamente la struttura familiare.
4. Le nuove generazioni
Qui il testo diventa molto importante.
Classificazione (Rumbaut)
● Seconde generazioni → nati nel paese d’arrivo
● Generazione 1.5 → arrivati da bambini/adolescenti
I 1.5:
● hanno vissuto lo sradicamento
● hanno perso relazioni importanti
● provano estraneità nel ricongiungimento
I figli emigrati con i genitori:
● imparano prima la lingua
● diventano traduttori e mediatori
● si crea inversione dei ruoli → perdita di autorevolezza dei genitori
Le seconde generazioni:
● non si sentono della cultura dei genitori
● ma non si sentono pienamente accettati dal paese in cui vivono
● sono i “cittadini senza cittadinanza”
👉 Qui nasce il conflitto interculturale familiare, soprattutto in adolescenza.
Il modo in cui questa fase viene superata è la cartina tornasole dell’integrazione familiare.
Identità dei figli: biculturalismo e assimilazione
segmentata
Gli studi mostrano che i figli sviluppano:
● biculturalismo → sanno muoversi tra due codici culturali
oppure
● assimilazione segmentata → identità legata solo alla cultura dei genitori, senza
integrazione
5. Ridefinire l’identità familiare (parte teorica centrale)
Qui entrano Boss e Sluzki.
Famiglia transnazionale → Pauline Boss: la perdita ambigua
La migrazione produce una perdita particolare:
la persona è fisicamente assente ma psicologicamente presente.
È la perdita ambigua:
● simile a quando una persona scompare ma non si sa se è viva o morta
● genera emozioni ambivalenti, sospese, irrisolte
Oltre ai familiari, si perde:
● lingua
● tradizioni
● reti sociali
● senso di appartenenza
Le famiglie reagiscono in modi diversi:
● chi taglia col passato
● chi vive nell’attesa del ritorno
● chi prepara l’arrivo degli altri
Manca un elemento fondamentale: riti che segnino separazione e accoglienza.
Le fasi del percorso migratorio (Sluzki)
La famiglia deve mantenere equilibrio tra:
● radici culturali
● adattamento al nuovo contesto
1. Fase preparatoria
Decisione su chi parte. Emozioni miste.
A volte chi parte viene visto come “traditore” per ridurre il senso di colpa di chi resta.
2. Periodo di sovracompensazione (arrivo)
Priorità ai bisogni primari.
Si rimandano i conflitti. Apparente calma.
3. Periodo di crisi
Emergono:
● conflitti di coppia
● conflitti genitori-figli
● conflitti culturali
Sono soprattutto i giovani a far emergere lo scontro interculturale.
4. Impatto transgenerazionale
Il conflitto tra cultura d’origine e cultura ospite viene ereditato dai figli.
Tipico delle famiglie ghettizzate in quartieri etnici che riducono l’esposizione interculturale.
Il ricongiungimento NON risolve la sofferenza
Dopo lunghe separazioni:
● distacco emotivo genitore-figlio
● incomunicabilità
● sentimenti di abbandono anche se i figli sono stati accuditi
La famiglia deve continuamente ridefinire i legami con:
● comunicazioni costanti
● scambio di aiuti
● narrazione familiare che renda “presenti” gli assenti
Il ruolo fondamentale della memoria e del racconto
I genitori devono:
● raccontare ai figli la storia familiare
● trasmettere le origini
● elaborare il trauma migratorio
Se non lo fanno:
→ passano ai figli un racconto idealizzato o fatto di non detti dolorosi.
Inserire i figli come protagonisti del progetto migratorio
I figli devono:
● conoscere il progetto migratorio dei genitori
● poterne cambiare la direzione in futuro
● costruire un’identità autonoma in continuità/discontinuità con quella dei genitori
Molti studi mostrano che i figli di immigrati:
● hanno forte motivazione allo studio
● cercano riscatto sociale per la famiglia
Differenze di genere nella migrazione
La donna è la più esposta:
● se prima migrante → emancipazione lavorativa
● se ricongiunta → isolamento, dipendenza, carico di cura
● spesso impossibilità di usufruire di congedi e tutele
📄 p. 253 — La differenziazione del sé dei figli
Durante l’adolescenza i figli di migranti oscillano tra:
● cultura dei genitori
● cultura degli amici e della società ospite
Questo apre una crisi familiare.
Se i genitori, per difendere l’identità culturale:
● adottano uno stile autoritario
● limitano le frequentazioni
● si irrigidiscono
👉 aumentano conflitto con i figli e tensione con la scuola.
Se invece sostengono l’esplorazione del mondo esterno:
👉 i conflitti restano circoscritti a scelte specifiche e non diventano scontro identitario.
Gli adolescenti immigrati provano più ansia identitaria rispetto ai coetanei autoctoni.
📄 p. 250–252 — Compiti della coppia
Condividere il progetto migratorio
La stabilità della coppia dipende da:
● quanto il progetto è sentito da entrambi
● quanto può essere rinegoziato nel tempo
● quanto ciascuno si sente parte attiva e non “al seguito”
Il progetto migratorio deve stare in equilibrio tra:
● desideri personali
● responsabilità familiari
● legame con la rete sociale
La cura del legame di coppia
Il contatto con la nuova cultura mette in crisi il modello coniugale.
Ogni partner deve fare una transizione culturale, proteggendo l’altro dalle incomprensioni.
Problemi tipici:
● pressioni delle famiglie d’origine
● nascita dei figli (modelli educativi diversi)
● giudizio della comunità esterna
Particolarmente delicato nelle coppie miste.
📄 p. 255–257 — Compiti verso le famiglie d’origine
I nonni e la famiglia rimasta in patria:
● sostengono emotivamente e materialmente
● mantengono viva l’identità culturale
Ma il migrante deve mantenere un legame flessibile con le origini.
Rischi opposti:
1. idealizzazione rigida delle origini → blocca l’adattamento
2. rifiuto totale delle origini → perdita di identità
Comportamenti che mantengono il legame sano:
● lingua
● tradizioni
● racconti familiari
● viaggi di ritorno
● sostegno economico
Tutto questo aiuta a costruire un’identità:
radicata nelle origini ma aperta al nuovo contesto.
📄 p. 258 — Compiti verso la comunità dei connazionali
All’inizio i connazionali sono fondamentali perché:
● riducono isolamento
● proteggono da discriminazioni
● danno continuità culturale
Ma questa rete non deve diventare esclusiva, altrimenti ostacola l’integrazione.
📄 p. 259 — Apertura al nuovo contesto socioculturale
(Berry)
Viene presentato il modello di acculturazione di Berry:
Strategia Esito
Integrazione la più adattiva
Separazione chiusura nel gruppo etnico
Assimilazione rifiuto delle origini
Marginalizzazione esclusione da entrambe
La famiglia con figli è “costretta” ad aprirsi al territorio attraverso:
● scuola
● servizi
● altre famiglie
La scuola diventa mediatore anche per i genitori.
📄 p. 260 — Politiche educative per l’inclusione
Le opportunità scolastiche dipendono molto dalle politiche del paese.
Strategie efficaci:
● inserimento precoce nella scuola
● insegnamento della L2
● formazione interculturale docenti
● classi meno numerose
● mediatori culturali
● coinvolgimento delle famiglie
La scuola non deve puntare solo su competenze tecniche ma sulla co-esistenza multiculturale.